Voltolino Fontani e un archivio da scoprire

Livorno patria di artisti ha dato i natali a un’abbondanza di talentuosi pittori e artisti in generale. Molti di questi sono entrati, pur con ingiustificato ritardo, nelle pagine della Storia dell’arte, altri invece ancora oggi faticano a trovare il posto che meritano. A volte un nuovo gusto, un accadimento nella contemporaneità, il ritrovamento di un nuovo dipinto, un carteggio, uno scritto di qualsiasi genere, una mostra, possono riaccendere l’interesse su un determinato artista e decidere di elevarlo nell’olimpo degli artisti. Per questo è necessario che le informazioni non vadano perse, ma anzi se possibile catalogate e conservate. Ecco che in queste situazioni diventa spesso fondamentale l’esistenza di un archivio.
Oltretutto sarebbe riduttivo limitare i compiti degli archivi all’informazione e studio, infatti spetta loro l’arduo dovere delle autentiche, così come ci si aspetta il contributo degli archivi per la tutela delle opere e la loro valorizzazione.
Quest’oggi voglio parlarvi di un archivio che da anni porta avanti il suo operoso lavoro con serietà e dedizione, sto parlando dell’Archivio Voltolino Fontani, nato per divulgare e tutelare la figura pittorica di questo indimenticabile artista livornese attivo a Livorno per un quarantennio, fra gli anni Trenta e Settanta del ‘900.
Castiglioncello

Fu allievo da giovanissimo del pittore Beppe Guzzi, grazie al quale entrò come disegnatore di vetrate artistiche alla “Vetreria Balzaretti e Modigliani”, presso la quale rimase impiegato anche dopo la guerra, fino a quando non decise di dedicarsi completamente alla pittura e all’insegnamento. Nel 1945 frequentò la scuola di nudo all’Accademia di Belle Arti di Firenze; nel 1947 fondò una scuola d’arte intitolandola ad Amedeo Modigliani, segno tangibile di come prima di tanti concittadini Voltolino sia giunto a riconoscere la genialità del pittore ebreo, senza alcun guadagno e riuscendo a mantenerla attiva per dieci anni durante i quali fu frequentata da artisti che avrebbero preso parte alla vita artistica cittadina e non solo, come Ferdinando Chevrier. Gli insegnamenti di Voltolino, in piena tradizione toscana, insistevano sulla necessità di un disegno collaudato, di piani e proporzioni studiati, per poi una volta finalmente posseduti poter sperimentare e cercare la propria via. Necessarie le conoscenze dell’Accademia per poi saperle sorpassare.

Maternità 1948-1949

Nel 1948 fu l’ideatore del Movimento Eaista (predecessore del movimento nuclearista del ’51 di Dalì), che fondò con altri pittori e poeti, tra i quali Marcello Landi.

Dal 1966 insegnò alla “Libera Accademia di Belle Arti Fonfazione Trossi Uberti” di cui divenne poi direttore. Era molto pignolo nell’insegnarti come mettere il colore, come impostare i toni, le profondità. Ricordo un episodio: stavo disegnando una natura morta e non mi riusciva dipingere gli acini di uva, i volumi , lui con la spatola cancellò la mia parte, per poi disegnarla in maniera bellissima, io ne fui felicissimo, ma lui subito la cancellò nuovamente con la spatola e mi volle vedere ridipingerla. – ci racconta Mario Gavazzi, allievo di Voltolino e marito di Adila Fontani, figlia dell’artista. Adila e Mario, coadiuvati dalla madre Maddalena Pinto Fontani, dalla sorella Maria Grazia e da suo marito, si occupano dal 2002 a tempo pieno di un’attività davvero importante con dedizione e passione: l’Archivio Fontani, nato con lo scopo di catalogare e diffondere la conoscenza dell’opera dell’artista.

Adila, presidente dell’Archivio, e Mario non nascondono una punta di rammarico per aver impiegato tanto tempo dalla morte dell’artista a fondare l’associazione nel 2002, sollecitati dal successo della grande mostra antologica presso la “Goldonetta”, curata da Francesca Cagianelli e realizzata dalle gallerie Athena e Goldoni. Ufficialmente l’archivio si costituisce come un’associazione senza alcun scopo di lucro, che si autofinanzia con il rilascio di autentiche e la cessione di materiali bibliografici con l’unico scopo – come tengono a precisare Adila e Mario – di valorizzare la figura del pittore livornese. La linea con cui conducono l’archivio e quindi anche la perizia delle opere, vagliando a quali concedere l’autentica, è rigida e severa, ed esula dai compromessi, qualora dopo il consueto iter persistessero dubbi, la scelta è di non catalogare per non avvalorare l’autenticità. In questi casi di incertezza è fondamentale la presenza di Mario Gavazzi, potendo ricostruire il modo di lavorare e quello di disporre i colori del maestro, ma l’archivio si avvale anche della collaborazione di altri esperti e galleristi, pur detenendo per legge l’ultima parola in merito – questo perché il lavoro diventa sempre più arduo, i falsari si specializzano, imparano nuove tecniche, e un caso di cronaca recente che ha coinvolto alcuni falsi Fontani e altre opere, avvalora questa tesi, per questo noi cerchiamo di catalogare quante più opere possibili – afferma Adila.

Apocalisse 1955
Ma l’archivio non si occupa solo di autentiche e catalogazione, risulta particolarmente utile anche per l’avanzamento della ricerca e studio del pittore. Basti l’esempio dell’opera Apocalisse, dove una figura nera respinge degli scheletriti cavalieri dell’apocalisse, la personificazione della morte; sul retro di un bozzetto col solito soggetto, archiviato anni fa, troviamo scritto di pugno del pittore “Resistenza all’E.A.(n.d. era atomica); quindi la comprensione del significato profondo del quadro Apocalisse diventa possibile tramite la frase autografa sul bozzetto, che identifica l’apocalisse con i pericoli insiti nell’energia atomica; ma questa lettura sarebbe stata impossibile senza l’archiviazione del quadro più piccolo. Archiviare l’opera omnia di Fontani è un compito non facile come ci racconta la figlia: “Non ha lasciato carteggi o corrispondenze con altri pittori, (ma un artista raramente è un buon archivista). Nella sua vita fu anche un musicista ed un poeta, un vero eclettico ma mai un buon amministratore di se stesso, non ha mai classificato o archiviato nulla.  Per fortuna ha fotografato spesso le sue opere, anche quelle giovanili, anche spendendo molto, e molte volte le foto ci hanno permesso di ricostruire l’attività svolta in un certo periodo.
L’Archivio, ovviamente cerca di lavorare molto sulla promozione dell’artista e la riscoperta della sua figura. Nonostante perfino mia madre cercasse di convincerlo ad andare a Parigi, dove se anche avesse venduto meno opere lo avrebbe fatto comunque per prezzi più alti.  – ricorda Adila – Anche Bruno Giraldi lo voleva portare a Milano, ma lui non voleva allontanarsi da Livorno. Non era una persona diplomatica e non accettava compromessi.
Traslazione di Cristo – Valle Benedetta

Nel 2016 ricorre il 40esimo anniversario della prematura morte di Voltolino e per l’occasione verrà allestita una mostra antologica con quadri mai visti a Livorno, con la speranza da parte della famiglia di poterla produrre fuori dai circuiti livornesi, progetto ambizioso per un’associazione.

Un ulteriore desiderio è quello di veder finalmente esposte alcune opere dell’artista al prossimo Museo della Città, come la Fuga in Egitto La capra nera, oggi custodite nei depositi del Museo Fattori.

In attesa quindi di goderci la mostra futura, possiamo trovare molto materiale interessante sull’arte di Voltolino Fontani nel sito dell’archivio, dove si può scaricare anche il più recente studio critico sull’artista a firma della nota critica d’arte Martina Corgnati, “Voltolino Fontani, un percorso”, presentato due anni fa al Museo Civico Fattori.  Anche in questo importante lavoro di ricerca e diffusione si può apprezzare il grande impegno profuso dall’archivio. 
Ringrazio Adila Fontani e Mario Gavazzi per la disponibilità e professionalità.

Ako

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