La storia della street art a Livorno

Quest’anno si è aperta a Livorno una discussione sulla street art, grazie ad una tavola rotonda e una mostra dedicata a Zeb, indiscusso precursore degli street artist che si sono in seguito misurati con il contesto urbano della nostra città. Ci sembrava giusto, essendoci occupati spesso di street art, dare anche il nostro contributo alla discussione e ci piaceva farlo ripercorrendo con una panoramica la storia di questo movimento a Livorno, anche se nel caso della street è un termine improprio.

Street art è un termine ormai consolidato, ma confuso, con cui si tenta di inquadrare un fenomeno che invece sembra sfuggire a ogni definizione. Comunemente si fa risalire la nascita di questo fenomeno con gli inizi della stagione dei graffiti a New York intorno agli anni ‘70. Con il termine street art si vorrebbe poi accogliere tutti quegli interventi artistici che trovano la loro spazialità nel contesto urbano, ma obiettivamente risulta molto difficile parlare di un movimento, volendoci includere tante istanze diversissime: sono molti infatti i materiali usati come spray, colori acrilici, stencil, poster, pennelli, mattonelle, stoffe; sono tante anche le finalità che variano da quelle di denuncia, satira, o semplicemente di mero gusto estetico. Per definizione questo non movimento viene distinto dal graffitismo, che essenzialmente si distingue per un percorso focalizzato sulle lettere e sulle firme e su una spasmodica diffusione. La discussione in merito a cosa sia da definire street art e cosa no è ben lontana dall’essere vicino a una risoluzione. Difficile è anche credere di poter definire street art solo gli atti eversivi. Abbiamo visto divenire questo fenomeno sempre più istituzionale con committenze pubbliche e con opere finite in musei e gallerie.

Volendo pertanto usare il termine street art in maniera quanto più inclusiva e volendo entrare nel caso specifico della città di Livorno, dovremmo iniziare da Zeb o Davide Fedi: artista da cavalletto con un interesse per un’arte dai richiami al fumetto, alla pop art e alle geometrie astratte. Per anni si è calato nel ruolo di un sagace e velenoso cronista della sua Livorno, con interventi murali più simili a slogan e vignette da Vernacoliere, piuttosto che veri gesti artistici. Per decenni Zeb ha espresso la sua livornesità sui muri, attraverso battute irriverenti, commenti sarcastici alla società, alla politica, freddure spesso accompagnate da piccole figure, come il diffuso omino con la sigaretta o quello con il naso a trombetta. Per anni è stato l’unico a operare con continuità sui muri di Livorno, fino a quando nel 2008 David Fedi scompare.
In città sono sempre stati attivi diversi writers, ma nessuno che si occupasse realmente di street art. Possiamo a malapena ricordare qualche murales allo stadio, o qualche opera di writers spinti a qualcosa di più figurativo come Soki con i suoi uomini dalla sagoma rotonda o Flodder con i suoi fantasmi. Bulgini, portoRicordiamo invece un’altra personalità che operò, anche se solo per un breve tempo, nel contesto urbano firmandosi “Io”, ed era l’artista Alessandro Bulgini che realizzò alcuni disegni monocromi e composizioni con figure appena accennate. Di questa produzione resta solo un murale vicino al porto, che si dice fosse dedicato a un suo amico scomparso.
Da molti anni in attività, forse da guadagnarsi la palma di più longevo, è Ninja (non sempre si è identificato con questa tag), che è fra i pochi a Livorno ad aver lavorato anche per commissioni pubbliche, come il grande progetto di ormai molti anni fa per la decorazione delle mura dello stadio che purtroppo non si è mai concretizzato, ma ha comunque lavorato per molti esercenti. Fu uno degli artisti che invitammo all’iniziativa “Modigliani meets street art”, per cui realizzò un tributo al grande Amedeo Modigliani. Altri due artisti livornesi che si sono misurati con commissioni pubbliche, ma che non si definiscono street artist sono Mario Fullone – Sketch Design – che realizzò il vivace intervento per la fontanella pubblica nel parco di via Zola raffigurante un’allegoria dell’acqua, e Fabio Leonardi, poliedrico artista di cui ricordiamo la balena vicino al mercato del pesce, l’opera vandalizzata in via della Cappellina e un Hemingway sulle mura esterna del PAc180.
Ma non solo artisti livornesi hanno operato sui muri cittadini: ancora giovanissimo il pisano Ozmo realizzò un Jolly Roger, il tipico teschio della bandiera pirata nelle vicinanze di Piazza Attias in occasione di una mostra. Anni dopo, realizzerà un’altra opera, una Venere pudica nelle Terme del Corallo, insieme agli interventi di altri due street artist.
Molti street artist importanti si trovarono a operare in città nel 2008 in occasione del primo e unico importante festival di street art a Livorno “Margini”, evento atto a valorizzare le periferie, i cui interventi si localizzarono nel quartiere Shangay e Corea. Casa del PopoloA Shangay i famosi Dem, Ericailcane e Run intervennero lungo e sulla Casa del Popolo con un lunghissimo fregio abitato da figure animali, mostri, ecc. Sempre nello stesso festival operò anche il famosissimo Blu, che chiese di realizzare una monumentale opera su un palazzo destinato ad essere abbattuto. Mentre sotto il ponte della Rosa furono invece realizzate due Madonne firmate ISA.

Dopo tali interventi le amministrazioni non chiamarono più street artist a colorare la città di Livorno, ma furono realizzati dei murales dalle scuole e dai ragazzi presso il muro del Gymnasium, e del moletto Nazario Sauro. Un’altra iniziativa lodevole, ma portata avanti non da street artist bensì da studenti la vide l’Istituto Professionale Colombo che realizzò su tutte le sue mura perimetrali decorazioni ispirate a grandi artisti (Cappiello, Mondrian, Haring, solo per dirne alcuni). Modigliani Mart Livorno , Street Art
Per anni Livorno non presentò quindi molte istanze artistiche assimilabili alla street art, ma la situazione sarebbe presto cambiata in una stagione prolifica iniziata intorno al 2010-2011, in cui si vide un rinato interesse per l’arte in strada in cui ebbe un ruolo quasi iconico la figura di Modigliani, probabilmente interpretato come l’artista incompreso per eccellenza dalla sua città e costretto pertanto ad abbandonarla. Sono molti infatti i tributi all’artista livornese: 5074, street artist di Rosignano, ma attivo in tutta Italia che utilizza soprattutto la tecnica dei poster, omaggiò Modigliani con una propria opera sparsa per tutta la città; oppure i cuori di Mart, street artist dal notevole risalto e che nel suo percorso artistico sembra emulare Banksy. Mart ritraeva non solo Modì e la moglie Jeanne, ma anche altri artisti come Ciampi, Rothko, Zeb e Morrison, accomunati da una vita travagliata accompagnati dalla sigla “art is disease”. Poco rimane di queste realizzazioni a causa della deperibilità della carta o perché vandalizzati, rimane ancora il Modigliani in piazza Mazzini per cui più di una persona si adoperò a salvaguardare durante i vari ritinteggiamenti del palazzo (recentemente il volto di Modì è stato sporcato con escrementi, poi prontamente ripulito).

Altri interventi dedicati a Modigliani sono il volto sul Mercato firmato dal gruppo la Cariatide; e gli interventi di Aedo, attivo solo per una brevissima stagione, con le sue teste a stencil sia sotto Casa Modigliani che in Barriera Margherita. Aedo come Mart non si è occupato solamente di Modigliani, ma ha avuto un interesse per altri aspetti puramente livornesi, come le leggi livornine, la dedica a Ciampi e i tanti granchi.
Nel 2012 i cartelli stradali livornesi subiscono il primo “assalto” dello street artist Clet Abrahm, che li trasformò in piccole opere. Alcune furono raccolte dal Comune e conservate, mentre altre furono rivendute in una discussa asta pubblica. Altri artisti poi attivi in città sono stati Buda, con un passato da writer e le sue figura morbide e allungate, e B. Simo di cui rimangono pochissimi pezzi. Una grande stagione, purtroppo direi conclusa, la ebbe il collettivo Miranda che in un paio di anni ha tappezzato Livorno di grossi poster, taluni satirici e polemici altri accattivanti e colorati. Mirabile l’iniziativa a Limoncino dove, sulle case abbandonate e mai finite di costruire, furono installati volti di bambini del quartiere. Dopo un lunghissimo silenzio hanno realizzato un cartellone pubblicitario per la stagione teatrale 2017 del Goldoni.
Pac180, FupeteA testimoniare poi l’interesse crescente a Livorno per il fenomeno della street art fu l’organizzazione nel 2015 di un tour guidato dedicato sul pullman rosso turistico, che incluse una delle opere più colossali realizzate a Livorno, lo splendido pezzo di Libera Capezzone sul tetto del Mercato del Pesce con una gigantesca sardina che reclama libertà. Altri interventi si possono apprezzare al Pac180 dove ogni anno con le serate Illuminate arrivano artisti da tutta Italia a realizzare le proprie opere, fra cui Fupete, Moneyless, ecc. Altre opere al chiuso si trovano anche in alcuni centri sociali, quali la ex caserma occupata e il centro politico 21. Una doverosa menzione va fatta allo strepitoso ciclo pittorico di Luvi, realizzato a Palazzo Maurogordato con i suoi fenicotteri rosa. Altro luogo piuttosto denso di interventi è la Venezia, con opere che non sempre sono firmate, dove oltre agli artisti già citati si trova anche Exit e i suoi omini stilizzati, e il gruppo Urban Solid con le sue sculture. In ultimo ricordiamo il bambino di Giovanni da Monreale, realizzato davanti alle scuole Bini e le opere realizzate da Michael Rotondi per commemorare l’assedio di Livorno a Porta San Marco.
Probabilmente ci sfuggirà qualche opera ma questo nostro excursus vuole rappresentare una rapida memoria ad un’arte che per sua natura è effimera, talvolta con una vita solo di qualche giorno, e di cui il più delle volte non resta traccia. Speriamo sia sufficiente a dimostrare che se certo Livorno non vanta la cultura di altre metropoli o città universitarie, può certamente anch’essa rivendicare una sua breve, ma intensa, storia della street art in continua evoluzione, come dimostra la realizzazione del dipinto di Jonel Hidalgo Perez sulla facciata del palazzo in Piazza della Vittoria, o il concorso “Livorno a fuoco. Giovani artisti per un murale” promosso dal Rotary Club Livorno e dalla Fondazione d’Arte Trossi- Uberti.

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