Sott’occhio: Toponomastica: quattro passi nelle vie livornesi, forse non sai che…

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Sott’occhio, rubrica di approfondimento culturale a cura de La civetta nana Livorno, questo mese si cala nella storia attraversando i secoli dal XVII al XIX. Si parlerà di una serie di personaggi, nati o vissuti a Livorno, ai quali sono stati dedicati edifici, musei o vie e per questo motivo spesso nominati ma di cui non si conosce la vita e soprattutto l’importanza; infatti con le loro invenzioni hanno contribuito ad un cambiamento sociale che abbraccia tutti i campi: dalla fisica alla comunicazione, dalle scienze naturali allo sport.

Molto spesso ci capita di pronunciare nomi di persone a cui sono stati dedicati luoghi o vie di Livorno ma, escludendo i personaggi più noti, non ci è dato sapere che dietro a questi comuni appellativi ci stanno figure importanti che hanno permesso l’evoluzione della società e un mutamento negli usi e costumi livornesi e non solo.
È risaputo che sono molti i personaggi famosi che per un qualche motivo sono gravitati attorno alla città labronica. Carlo Goldoni (a lui sono dedicati il Teatro e la via adiacente), mentre praticava la professione di avvocato a Pisa, iniziò a frequentare nel 1748 a Livorno una compagnia, capitanata da Gerolamo Medebach, per la quale scrisse varie opere. Anche i poeti inglesi Percy Bysshe Shelley e George Gordon Byron hanno una via intitolata coi loro nomi: i due vissero insieme un periodo “livornese”. Il primo arrivò in Italia già nel 1818 ma solo nel 1822 approdò con la sua barca a Livorno dove doveva vagliare l’idea insieme a Byron, che nel frattempo di era trasferito a Villa Dupouy a Montenero, di avviare una rivista chiamata “The Liberal”. Alla città però non mancò anche una visita, e quindi nemmeno una via a loro dedicata, da parte di poeti nostrani: a Giosuè Carducci venne consigliato nel 1885, per problemi di salute, un periodo di riposo e come luogo scelse la città labronica dove abitava già la figlia. Giovanni Pascoli invece insegnò tra 1887 e 1895 al Ginnasio-Liceo “Niccolini e Guerrazzi”.

piazza grande

Ci sono però anche personaggi meno conosciuti a livello mondiale ma altrettanto importanti per le loro scoperte – ai quali infatti sono stati dedicati non solo vie ma anche edifici, musei o parchi – tutti nati o vissuti a Livorno.

Il famoso acquario che si affaccia sulla Terrazza Mascagni è intitolato Diacinto Cestoni. Ma chi era costui? Nato ad Ascoli Piceno, ben presto di trasferì a Livorno dove svolgeva il ruolo di garzone in una farmacia e nel corso degli anni si appassionò così tanto allo studio delle scienze naturali che arrivò a fare importanti scoperte nel corso del 1700: la natura animale del corallo e quella contagiosa della scabbia.
Una delle vie più eleganti di Livorno è dedicata a Ranieri Calzabigi. Noto per essere un poeta e librettista, a metà del 1740 si recò a Parigi dove, insieme a Giacomo Casanova il famoso seduttore, inventò il gioco del lotto.
Le vie Marco Coltellini e Gateano Poggiali sono dedicate ai due editori italiani; al primo si deve la prima stamperia “livornese” costruita nel 1750; al secondo invece il primato di bibliografo, tra il XVIII e il XIX secolo.
Il tribunale civile posto in Via François Jacques de Larderel era il palazzo dell’omonimo che si fece costruire intorno al 1830. L’ingegnere, originario del Delfinato, ebbe l’intuizione, nella prima metà del 1800, di sfruttare l’energia del vapore che fuoriusciva dai soffioni boraciferi del territorio di Pomarance che poi ne divenne una frazione con il nome di Larderello.
Le vie Ravizza, Bandi e Pacinotti sono dedicate a tre grandi inventori che hanno portato a inevitabili trasformazioni nei campi della comunicazione e della fisica.

Cembalo_scrivano

Giuseppe Ravizza, nel 1855, mise a punto il cembalo scrivano (il suo nome si deve alla forma dei tasti, simili a quelli dello strumento musicale), prototipo della macchina da scrivere che fu poi brevettata da Christopher Latham Sholes. Date le stesse caratteristiche dell’invenzione dell’italiano è probabile che l’americano avesse “rubato” l’idea.

A Giuseppe Bandi, ex garibaldino e giornalista, si deve la nascita a Livorno di uno dei quotidiani più importanti della Toscana “Il Tirreno”, fondato nel 1877 col nome “Il telegrafo”.
Antonio Pacinotti , fisico italiano, nel 1859 ebbe la geniale intuizione che da una rotazione si potesse arrivare alla generazione di energia elettrica costruendo così la prima dinamo.
L’ippodromo di Livorno è dedicato a Federico Caprilli. Il capitano di Cavalleria fu l’ideatore del “Sistema Naturale di Equitazione”, grazie al quale non si dovevano ostacolare i movimenti del cavallo ma piuttosto assecondarli così che l’animale diventasse più disponibile; in questo modo, alle soglie del 1900, anche chi non possedeva la tecnica dell’equitazione accademica poteva cavalcare.
Un’altra personalità importante, alla quale però non è stato dedicato alcunché ma che vale la pena ricordare, è Angelo Tremamondo che nella metà del 1700 inventò la scherma sportiva. Fu il primo a ipotizzare che da arte bellica la scherma poteva assurgere al ruolo di sport.
Dunque Livorno, così piccola rispetto ad altre città italiane, così ad oggi “avvizzita”, sfiorita e in preda ad un degrado culturale, fu negli anni addietro un vero e proprio “porto di mare” in tutti i sensi. Qui sono state elencate, per ovvi motivi, solo alcune delle tante personalità egregie che la hanno attraversata; ma a Livorno gravitarono anche molti altri personaggi importanti creando così una città dai toni fulgidi, veramente molto attiva in tutti i campi. Questo “via vai” fu spia di un enorme fermento culturale che ci auguriamo un giorno possa ritornare a bussare alle porte delle mura medicee e lorenesi.

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