Riscoprendo Plinio Nomellini – incontro con le opere

Non di rado i talenti del territorio in cui viviamo vengono dimenticati, o iniziano a far parte di quel passato che invochiamo gloriosamente senza però conoscerlo e riconoscerne la valenza storica e culturale. È il caso di Plinio Nomellini, pittore livornese che ha contribuito a rendere immortali nelle proprie opere alcuni dei momenti cruciali della storia italiana, artistica e non.
Per il 150° dalla sua nascita, l’Associazione Amici dei Musei e Monumenti Livornesi ha in cantiere alcune iniziative, che prenderanno avvio con visite guidate organizzate dalla Sezione Giovani in due delle sedi della città di Livorno che ospitano le opere del pittore.
Il primo appuntamento è previsto per giovedì 27 ottobre alle 16:30, nella sede della Provincia a Palazzo Granducale. Qui
Saluto alla bandiera

alcuni studenti di storia dell’arte dell’Università di Pisa daranno un resoconto prezioso delle opere esposte nella Sala Consiliare, che Nomellini allestì con alcune tele sotto le direttive di Galilei Chini (e soprattutto dell’Ing. Caldelli, facente allora parte del Rettorato Provinciale, sotto il regime), occupato nella riorganizzazione degli spazi del palazzo da sede di Liceo Scientifico a sede della Provincia.
Destinate dunque alla fine degli anni trenta ad un luogo amministrativo, le opere che di Nomellini si conservano a Palazzo Granducale ci mostrano uno spaccato della politica artistica del Ventennio, rievocanti quei temi tanto cari all’arte del primo periodo fascista, come il Risorgimento o le adunanze popolari, basti ricordarne una per tutte: Il saluto alla bandiera del 1927.

Il secondo appuntamento avrà luogo sabato 29 ottobre, sempre alle 16:30, al Museo Civico Giovanni Fattori. A Villa Mimbelli sono infatti conservate alcune opere che permettono una
visuale più ampia sull’opera di Nomellini; qui sono infatti conservate tele preziose che sì denunciano tematiche fasciste o comunque sempre risorgimentali, come l’immensa tela Incipit nova aetas o Garibaldi, ma altresì sono conservate nella sala Nomellini opere più
Il fienaiolo

intime e rivelanti gli studi pittorici dell’artista e l’evoluzione divisionista come Marina all’Elba o Il fienaiolo.

Quest’ultimo infatti è il primo capolavoro di lui riconosciuto, datato al 1888 e presentato alla Promotrice di Firenze, che ricevette notevoli critiche, in primis quella di Telemaco Signorini.
In quest’opera si notano i primi passi autonomi dello studente di Fattori, il quale, vedendolo superare la macchia in favore di una ricerca della luce e della materia pittorica più ardita, lo apostrofa di divenire “servo umilissimo di Pisarro e Manet”. Non mancano un prezioso ritratto che denuncia la scuola di Giovanni Fattori e una tela della serie delle ciociare, che Nomellini si occupò di studiare. Anche in questa occasione gli studenti dell’Università di Pisa potranno consegnare al pubblico informazioni di carattere generale sulle opere esposte.
Sarebbe auspicabile che la cittadinanza acquisisse interesse al proprio patrimonio, non tutti infatti sanno che dipinti di Plinio Nomellini sono conservati anche in una sala della Camera di Commercio (bellissima L’Annunciazione, nella Sala del Consiglio, attualmente non accessibile per lavori di manutenzione) e a Palazzo della Gherardesca.
Plinio Nomellini nasce a Livorno il 6 agosto 1866, e frequenta tra l’83 e l’84 la Scuola di Arti e Mestieri della propria città. In questi anni è allievo di Natale Betti, dal quale impara l’arte del disegno, per poi vincere una borsa di studio che gli permetterà di giungere all’Accademia di Belle Arti di Firenze e di studiare con il maestro Giovanni Fattori. Qui entrerà in contatto con un mondo artistico in fermento, conoscendo maestri macchiaioli come Telemaco Signorini e Silvestro Lega. È in questo periodo che sviluppa un tipo di pittura divisionista, molto accorto agli studi sulla luce e sul colore della natura. Dal 1890 al 1902 vive a Genova, dove dipinge quadri divisionisti alternando temi sociali a dipinti di paesaggio. Quando nel 1894 viene arrestato con l’accusa di anarchia, testimonia per lui Telemaco Signorini. Il “processo pallone” si risolve nel nulla, in quanto montatura del questore Sironi. Nel 1898 partecipa all’Esposizione di Torino, mentre dal ’99 partecipa regolarmente alla
Auutoritratto

Biennale di Venezia.

Nel 1902 si trasferisce a Torre del Lago. Qui frequenta Giacomo Puccini, Gabriele d’Annunzio, Eleonora Duse e Galileo Chini. È di questo periodo l’inizio dell’amicizia e della collaborazione tra l’artista e il poeta Giovanni Pascoli; in questi anni Nomellini sviluppa una pittura di stampo simbolista. Data cruciale per la definitiva consacrazione del pubblico è il 1907, quando allestisce alla Biennale di Venezia la sala intitolata “L’arte del sogno”: qui lavora fianco a fianco col maestro divisionista Gaetano Previati, e il retaggio simbolista che da qui sempre lo accompagnerà è preminentemente evidente.
All’alba della prima guerra mondiale si avvicina alla massoneria, divenendo due anni dopo, nel 1916, capo massone. Nel 1919 si trasferisce definitivamente a Firenze e negli anni venti aderisce al fascismo, epoca della quale, come abbiamo detto, abbiamo testimonianza nel dipinto Incipit nova aetas, in cui dipinge la venuta della camicie nere sotto Palazzo Vecchio. Dal 1939 al 1943, anno della sua morte, è presidente del Gruppo Labronico. La militanza fascista gli ha causato un ostracismo che soltanto con la mostra a Villa Fabbricotti e alla Strozzina di Firenze, nel 1966 Carlo Ludovico Ragghianti riuscirà a risarcire. Ci auguriamo dunque, infine, che il 2016 sia un nuovo punto di partenza per il riconoscimento di questo grande artista livornese e italiano.

Appuntamenti:

Giovedì 27 ottobre h 16:30, Provincia di Livorno
Sabato 29 ottobre h 16:30, Museo Civico Giovanni Fattori

Visite gratuite (per i non soci all’Associazione è previsto un biglitto  di ingresso al costo di 4€ per il Museo Fattori) – necessaria la prenotazione

Per info e prenotazioni:
tel: 3475015464
oppure
mail: peraboni.federica@gmail.com

Elisabetta Malvaldi

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