Occhi sul Mercato Centrale, il cuore di Livorno

Ricordo ancora mia nonna che abitava in zona San Marco e mi raccontava sempre che un giorno il medico le vietò di andare sempre al Mercato Centrale a piedi a fare la spesa e di non portare a casa le buste pesanti perché le faceva male alla schiena… Chissà, da piccola mi immaginavo distanze immense e buste della spesa piene di roba… forse era così… I nostri nonni erano persone di altri tempi e di altra tempra, ma sicuramente avevano un’attenzione in più alla qualità. Andare al mercato era un viaggio, un punto d’incontro fondamentale, un fulcro commerciale che invece da una ventina d’anni a questa parte sta vivendo un periodo di crisi molto difficile.

Così con questi pensieri mi dirigo verso l’appuntamento dove incontro Giulia Valenti, ingegnere dello Studio Valenti, alla quale ho avuto il piacere di fare alcune domande sul tema del Mercato Centrale. 
Il cosiddetto Mercato delle “Vettovaglie”, opera dell’architetto Badaloni nel 1894, è stato oggetto in passato di molti studi accademici quali ben sei tesi di laurea tutte provenienti dall’Università di Pisa. Prima di iniziare con le domande vere e proprie mi sono fatta spiegare quali sono stati gli studi precedenti. 
“La prima passione per i mercati è nata da una ricerca  al corso di “architettura tecnica e tipologie edilizie” nella quale avevo studiato i fabbricati destinati al mercato come tipologia edilizia partendo da quelli fiorentini di San Lorenzo e Sant’Ambrogio ma anche il mercato di Porta Palazzi a Torino, il mercato Orientale di Genova e molti altri. All’interno di questo studio mi ero poi concentrata sugli studi dell’Ing. Sergio di Macco (ingegnere civile edile che ha sviluppato i metodi dell’edilizia annonaria nell’omonimo gruppo di tecnici del Comune di Roma) che si concentravano su alcune nuove regole che il Comune di Roma aveva varato per i propri mercati di quartiere. Ovviamente queste regole, pur essendo cogenti solo per i mercati di Roma, consentivano di analizzare questa particolare tipologia edilizia molto dettagliatamente e con criteri specifici. Si possono identificare dei tipi diversi di mercato per esempio in relazione alla disposizione dei banchi (mercato in linea, mercato a corte), al fatto di essere all’aperto o no (mercati coperti e mercati su strada) ecc.
E spesso in tutti i mercati è presente la suddivisione tra alimentare e non alimentare. 
Per quanto riguarda il mercato di Livorno, questo è sempre stato un edificio che ha raccolto pienamente tali funzioni. Dal 1999 sono iniziati i primi interventi di restauro, durati fino al 2012, e facendo il coordinatore della sicurezza dell’ottavo lotto, ovvero della facciata e del secondo ordine e parte degli impianti speciali e cantine, ho potuto verificare più da vicino la condizione del mercato. 
Ma passiamo ad un’analisi più attenta di alcune caratteristiche.

Vista la posizionedel nostro Mercato delle Vettovaglie nel centro cittadino pensa che questa sia uno svantaggio per una sua rinascita e rivalutazione? Intendo dal punto di vista geografico come polo commerciale e enogastronomico rispetto a vari punti di interesse cittadino. Se si trova in una posizione svantaggiosa quali potrebbero essere le soluzioni per renderlo più raggiungibile?

Appare evidente che le dinamiche cittadine nel corso degli ultimi anni si sono modificate. Dopo tendenze centrifughe verso i centri commerciali sorti nelle periferie della città, in tutta Europa stiamo assistendo a un ritorno verso il centro storico. Inoltre non esiste città che non preveda ampie zone di pedonalizzazione con un sistema di spostamento ciclabile e con mezzi pubblici a basso impatto ambientale che penetrano nel centro.

Detto questo, la posizione centrale rappresenta un’incredibile opportunità a patto che anche il Mercato si rinnovi rispetto alla tradizionale funzione commerciale di generi alimentari svolta solo al mattino. La posizione del nostro mercato raccorda perfettamente il centro storico del Pentagono e della Venezia con l’espansione ottocentesca dei corsi e si trova a poche centinaia di metri dall’arrivo delle crociere. È prossimo alla zona direzionale che si sviluppa su via Cairoli e alla zona commerciale di via Grande. Inoltre mantiene una caratteristica peculiare della morfologia architettonica cittadina ovvero l’accesso diretto dal fosso tra l’altro recentemente ristrutturato.

Detto questo lo svantaggio determinato da una non facile accessibilità delle auto private viene superato dalla facile accessibilità pedonale e via mare soprattutto in chiave turistica. Anche sul fatto della difficoltà di raggiungerlo con le auto negli ultimi tempi ci sono stati interventi che ne hanno migliorato questa problematica, si pensi per esempio al parcheggio Odeon e al parcheggio Moderno che hanno potenziato l’offerta già presente sui fossi e in piazza Benamozheg. L’utilizzo di questi parcheggi richiede certo una variazione della mentalità dei livornesi che spesso vorrebbero arrivare con la macchina fin ‘sull’uscio’, magari incentivando la sosta breve a rotazione. E deve essere accompagnata da un’accessibilità di mezzi pubblici nelle immediate vicinanze per garantire l’accessibilità anche a chi non ha alternative o non vuole usufruire dei mezzi propri.
Recentemente per esempio abbiamo approfondito il tema della viabilità differenziando i percorsi delle auto private da quelli dei mezzi pubblici e identificando delle direttrici preferenziali ciclabili e pedonali che colleghino direttamente i parcheggi al Mercato, magari abbinando un servizio di bike sharing o di affitto carrelli per la spesa.



Analizzando la sua tesi di laurea in materia di accessibilità quali interventi andrebbero fatti al mercato affinché sia visitabile in tutte le sue parti? 

Forse non tutti sanno che il Mercato Centrale è dotato anche di un primo piano e per una piccola porzione anche di un secondo. Questi livelli si sviluppano sopra alle botteghe perimetrali del Salone centrale e sulla fila dei negozi ad esso adiacente dei saloni minori. Il primo piano è di circa 1800 mq diviso in due C non comunicanti tra loro a causa delle volte a botte del percorso centrale che sono più alte. I locali si affacciano da un lato verso il salone centrale, dall’altro sulle strade adiacenti e sul fosso o sul salone delle Gabbrigiane. Vi sono anche due terrazze. Il secondo piano invece è molto più piccolo circa 200 mq ed originariamente accoglieva l’alloggio del custode.
Ovviamente nella valorizzazione del Mercato passa anche alla riqualificazione del primo piano ad oggi utilizzato solo nella porzione di via Gherardi del Testa per gli uffici comunali relativi alla gestione del Mercato.
La problematica principale per il riutilizzo del primo piano è certo il collegamento con il piano terra sia perché le scale originarie sono dislocate in punti diversi del fabbricato rendendo frammentario l’accesso al primo piano, sia perché sarebbe necessaria l’installazione di ascensori.
La mia tesi di laurea ha recepito integralmente la tesi di una collega, l’ing. Federica Fraschi, che si è laureata contemporaneamente a me. Io mi sono occupata degli aspetti funzionali, commerciali e architettonici della riqualificazione del mercato e delle aree limitrofe e lei dei collegamenti verticali ed orizzontali interni al Mercato. Abbiamo utilizzato integralmente l’una il lavoro dell’altra tanto che alla fine è risultato un unico studio a quattro mani.
Anche se non è strettamente pertinente con la domanda ci tengo a dire che oltre alle due tesi già citate a partire dal 2003-2004 ci sono state tante altre tesi sul tema del mercato, almeno altre sei, e tutte si sono agganciate ai lavori precedenti tanto che ne è venuto fuori uno studio molto ampio e completo, sviluppato ovviamente a livello universitario, che poi è stato formalizzato in una convenzione tra il Comune di Livorno ed il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Pisa in un progetto di ricerca a cura dell’Ing. Munafò, relatore di tutte le tesi di laurea, e mia.
Tornando alla domanda quindi bisognerebbe migliorare il collegamento del piano terra al primo piano con degli ascensori. Nel nostro studio erano posti due ascensori in vetro strutturale al centro del salone centrale che partivano dal piano delle cantine e arrivano fino al piano delle capriate a 35 m dove da uno stretto ballatoio che corre lungo il lucernario di copertura si gode di un ottimo panorama sulla città visto che il Mercato è uno degli edifici più alti. Al primo piano poi, proprio per non interrompere la continuità delle volte a botte centrali di cui abbiano parlato e per dare continuità al percorso sull’intero livello avevamo pensato ad una passerella centrale sospesa al centro del salone collegata con quattro bracci agli ambienti da riqualificare.
Il progetto oggi avrebbe bisogno di un aggiornamento soprattutto per le risorse economiche che una soluzione del genere richiede. Certo è che sono stati ben sviscerate le problematiche principali del tema dei collegamenti orizzontali e verticali del Mercato di cui quella che vedete è un’ipotesi progettuale.
Facendo riferimento ad altri esempi di strutture mercatali pensa che la piazza antistante, se fosse liberata dagli attuali banchi, possa essere uno specchio per una giusta riqualificazione del mercato, oppure i banchi antistanti sono necessari all’intero commercio e progresso economico del mercato? Ovvero, è un condizionamento positivo o negativo quello dei banchi per il mercato in termini di qualità architettonica dell’immobile? Notiamo un certo soffocamento mentre è apprezzabile il lato che sta sui fossi proprio per la sua facciata di ampio respiro.

La riorganizzazione della piazza Buontalenti è un tema fondamentale dello studio. Sicuramente l’offerta commerciale di quel mercato su strada di genere non alimentari, formalmente temporaneo, ma in realtà in sede fissa, completa quella di generi alimentari del mercato coperto. Non solo, la presenza di questo tipo di mercato, come di quello su piazza Cavallotti e degli ambulanti che si sviluppano nelle strade limitrofe, è ciò che consente a questo pezzo di città di essere chiamato ‘mercatale’. Da un punto di vista funzionale è quindi molto importante.
D’altro canto le condizioni in cui versa la piazza sono di massimo degrado, non solo perché l’aspetto di vivacità e livornesità si perde subito dalle prime ore del pomeriggio quando i banchi sono chiusi, ma anche e soprattutto perché ci sono grossi problemi di sicurezza, si pensi per esempio all’accesso di un mezzo di soccorso, o al degrado urbano viste le pessime condizioni delle baracchine e alla criminalità come più volte abbiamo letto sui quotidiani locali.
Inoltre il mercato di piazza Buontalenti costituisce unimpedimento visivo al Mercato Centrale che ha sì la facciata principale sugli scali Saffi, ma di fatto poi il fronte sui saloni minori costituisce l’accesso più frequentato e preferenziale per chi viene dalla città.
Tesi F. Fraschi

Per tutti questi motivi la soluzione progettata nella tesi di laurea prevedeva di portare le attuali attività commerciali al piano -1 in una nuova piazza che si sviluppava su due livelli di cui quello inferiore comunicante con il piano delle cantine del Mercato Centrale. In questo modo il piano superiore della piazza, quello a livello stradale, era libero e consentiva la piena visuale del fronte del Mercato.

Il progetto infatti prendeva anche la riqualificazione del piano delle cantine del Mercato che è uno dei pochi edifici a Livorno che conserva l’accesso del fosso.

L’idea era quella di creare un’asse che dal fosso conducesse direttamente sulla nuova piazza Buontalenti uscendo in superficie con un anfiteatro che collega i due livelli. Si sarebbero poi riutilizzati i locali che si affacciano su questo asse, tra cui la grande e bella sala del ghiaccio sottostante al salone delle Gabbrigiane.

Il progetto di tesi prevedeva infine su piazza Buontalenti, sotto al piano destinato al commercio di cui abbiamo già parlato, anche due livelli di parcheggio per la sosta delle auto. Ad oggi questa soluzione, oltre ad esser molto costosa, appare anche superata da un’idea di città e di centro storico nello specifico, più fruibile a piedi, in bici ed eventualmente con i mezzi pubblici.
Tesi G. Valenti

Anche la soluzione della piazza su due livelli, seppur priva dei due piani di parcheggi, risulta di difficile attuazione sia per ragioni economiche sia per la resistenza delle attività commerciali di spostarsi dal livello stradale. Sulla riorganizzazione e il restyling delle baracchineesistono poi vari progetti di altri studi professionali commissionati dal consorzio stesso degli esercenti.

Ad oggi stiamo lavorando per riattualizzare il progettoconservando il collegamento del piano delle cantine del Mercato con la piazza e rimodulando gli spazi destinata alla vendita in superficie per una ridistribuzione delle baracchine che consenta di conseguire comunque gli obiettivi prefissati quali la visibilità del Mercato, il decoro urbano, la sicurezza, ecc.


Infine, quale pensa che sia il carattere unico del Mercato di Livorno rispetto agli altri mercati? Ci sembra che se strutturalmente assomigli più al mercato di San Lorenzo a Firenze come funzioni e orari sia molto più simile a quello sempre fiorentino di Sant’Ambrogio. Dunque in che cosa bisogna prendere spunto?
Il Mercato di Livorno è un edificio di fine Ottocento meraviglioso. Esso, come moti altri mercati nazionali ed europei, è espressione di un paese, l’Italia ormai unita, che dota le sue città di grandi strutture pubbliche come mercati, scuole, ospedali, etc… È manifestazione quindi di un periodo storico molto importante per la nostra storiadi una mentalità rivolta al progresso e al futuro.
Non solo, il nostro mercato è anche uno dei più belli di Europa, se non il più bello, modestamente!
All’interno di una stessa categoria di edifici, i mercati appunto, esso si erge per la sua maestosità e grandezza, per il suo equilibrio e per la sua eleganza. Raramente si trovano edifici del genere con le decorazioni che abbiamo noi, si pensi alle cornici e alle statue interne, alle decorazioni sulle capriate del salone centrale, alla magnificenza degli ingressi principali e a tutti i dettagli che si possono riscontrare se ci si sofferma anche solo un po’ ad ammirarlo.
Anche da un punto di vista sociale e civico il mercato storicamente é un centro di aggregazione, di incontro e confronto, di circolazione delle idee, di valorizzazione del prodotto a km zero e ha assolto in molte realtà nazionali ed extra-nazionali una valenza chiave per indirizzare virtuosamente le dinamiche di una comunità. 

Oltre a quanto detto, un punto distintivo é rappresentato dall’accesso diretto dal fosso e quindi dal mare. Questo elemento, unico e caratteristico, e il fiore all’occhiello della storia urbanistica e architettonica del centro storico di Livorno ovvero di quel sistema vie d’acqua – cantine che raccordano su modello di città ideale il mare con la terra.
Per le caratteristiche strutturali, volumetriche e logistiche il nostro mercato é difficilmente paragonabile sia al mercato di San Lorenzo sia a quello di Sant’Ambrogio. Non pensiamo che si debba copiare un modello preesistente. Le capacita creative che hanno i livornesi dovranno essere impiegate per creare un ambiente unico, rispettoso della sua tradizione ma proiettato nel futuro e che sappia fondere intelligentemente strategie di marketing con l‘anima storica che da sempre caratterizza il mercato, facendo della sinergia tra attività un punto cardine del suo sviluppo.

Servono molti soldi per una totale ristrutturazione forse da fondi europei o tramite un bando pubblico dove però il comune gestisca l’investitore. Poi da Dicembre 2015 è nato il Consorzio “Mercato delle Vettovaglie” che raccoglie alcuni dei commercianti – circa il 60%- e l’auspicio è che questo sia un cambio di mentalità soprattutto per accedere ad eventuali fondi europei. Il Consorzio ha come presidente Matteo Ferrandino, figlio del Farrandino che ha il banco del pesce quindi auspichiamo anche che le nuove generazioni si facciano portavoce di questa nuova voglia di mettersi in gioco. Da qui sono sorte anche nuove realtà complementari al concetto di mercato in sé. Dopo un sondaggio fatto sui cittadini durante l’estate, sono state richieste nuove funzioni che presto si inseriranno, nuove attività dette complementari come uno sportello bancomat e una parafarmacia dato che il bando comunale prevedeva l’assegnazione di 10 osteggi sfitti. Ad oggi, sono stati riempiti anche da nuove realtà come il banco “Alle Vettovaglie” oppure la neonata “Manalù” che vende prodotti specifici per chi ha intolleranze al glutine. Per non dimenticare anche “Itinera” che si è aggiudicata un posto per svolgere servizi culturali.

Inoltre, dal punto di vista social il Mercato è sostenuto dal gruppo virtuale “Stand Up Livorno” che dopo una conferenza dello scorso anno divulgativa sulla questione sta portando sempre più in luce il problema del mercato. Inoltre, vorrei precisare che, dopo il percorso partecipativo “Pensiamo in Grande”, il nostro lavoro di tesi del 2009 è stato appunto revisionato in occasione nel 2012. per chi alcune tematiche come i parcheggi interrati soprattutto oggi sono superate perché all’epoca non c’era ancora l’Odeon e soprattutto era aperta da 3 anni l’Ipercoop e gli effetti erano molto visibili. Oggi a 10-12 anni a questa parte devo dire che il cambio di tendenza c’è e si deve cavalcare perché i centri commerciali ci sono e ce ne saranno sempre ma si sta riscoprendo sempre di più la qualità, il km zero e anche i flussi turistici dovrebbero farci ben sperare in questo cambio di mentalità. Il turista e il cittadino ormai anche in centro si trova con grandi catene in franchising che fanno orari continuati e dunque non ci dovremmo spaventare su un cambio di rotta. Certo sono dell’idea che alcune funzioni come il pane o il pesce se si vuole fresco si prende la mattina! Ma certe funzioni accessorie potrebbero essere inserite e come tecnico le posso solo ipotizzare. 
Dunque Stand Up Livorno ci ha chiesto di riaggiornare e riapprofondire ad oggi i progetti di studio di tesi a titolo volontario e gratuito in base alle nuove esigenze. Siamo molto felici che i social abbiano preso molto a cuore il problema ed è bello poi cercare di dare risposte concrete. 
Ringrazio molto l’Ing. Giulia Valenti che ha reso possibile quest’incontro e che con minuziosa attenzione mi ha permesso di realizzare quest’intervista.
Silvia Bontà

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