LIVORNO ACOUSTICS – Lorenzo Iuracà e gli Approssimativi

Foto by Ass. Fotografica Il Salmastro

Oggi abbiamo intervistato Lorenzo Iuracà, giovane cantautore livornese che probabilmente vi ricorderete per la sua partecipazione a X Factor 2013. Il suo pop venato di funk e la sua presenza scenica ne fanno uno dei cantautori livornesi più promettenti della nostra città, sotto tutti gli aspetti. Con lui e la sua band, gli Approssimativi, abbiamo visitato il Cisternone, un luogo di Livorno che tutti conoscono da fuori ma il cui interno purtroppo non è valorizzato a dovere (soprattutto per motivi igienici, dato che è la cisterna d’acqua della città).

N.B. Prima di cominciare, ti avvisiamo che ogni intervista di Livorno Acoustics è suddivisa in due parti. La metà che leggerai qui di seguito approfondisce  gli aspetti legati al suo rapporto con le istituzioni e con la professione di artista, mentre l’altra metà che potrai leggere su Livorno Artistica è incentrata sul processo creativo del cantautore.

1. Cosa pensi della scena musicale di Livorno?
Purtroppo c’è tanta invidia. Ovunque, non solo a Livorno. La storia della musica ci insegna che le sinergie possono dare vita a cose uniche. Ci sarà sempre qualcuno più bravo, più bello, più seguito. Bisognerebbe cercare di imparare da quelli che riteniamo migliori e, se possibile, anche di collaborarci. Io sono sempre stato disponibile a collaborare con tutti, perché ritengo che sia utile per il mio bagaglio personale. In molti casi il senso di rivalità si fa sentire, purtroppo. E dico purtroppo perché la musica dovrebbe unire e non creare queste situazioni.
A Livorno suonano tutti. Tutti sono musicisti ed è bello che tutti abbiano questa passione, però rende il tutto molto dispersivo perché esistono molte realtà musicali differenti tra cui molte valide e molte che a mio avviso potrebbero anche lasciare spazio ad altre più interessanti. Parto dal presupposto che in Italia, al giorno d’oggi, nei locali per il 75% fanno suonare solo se hai un seguito… anche se non sai suonare.
Sono molti gli artisti validi che non hanno possibilità di esprimersi a Livorno. Mancano gli spazi, molte volte manca il rispetto per l’artista e gli viene chiesto di esibirsi gratis. Non bisogna essere mercenari, però non si dovrebbe neanche suonare gratis… per molti motivi, che vi accenno brevemente.
Il primo è il rispetto verso tutti gli altri musicisti. Perché per i gestori è facile prendere il vizio di guadagnare senza far guadagnare chi ha contribuito a far guadagnare lui.
Il secondo è compreso nel primo, cioè il rispetto per noi musicisti e per tutti i soldi e il tempo che abbiamo speso e che spendiamo per essere quello che siamo.

Foto by Ass. Fotografica Il Salmastro

A questa domanda mi viene da scrivere una sfilza di “purtroppo”. Aggiungendo che ci sono pochi locali che fanno musica, quelli qualitativamente migliori, anziché dare spazio agli artisti locali, fanno continuamente venire artisti dall’estero. Musicalmente, Livorno ha una prevalenza Rock. Sono varie le sfumature, si passa dal Grunge al Metal, spaziando anche per il Rap e l’elettronica. Sono poche le band che cercano di adattarsi a quello che discograficamente viene considerato vendibile al momento in Italia. Uno dei pochi gruppi secondo me al passo con le tendenze musicali del momento e con cui abbiamo tra l’altro condiviso un live sono i Supernova. E ho sempre apprezzato molto Marco Romani, ex frontman dei Neimless, con cui sto attualmente collaborando. Anche lui riesce a seguire bene le tendenze del suo genere, molto attuale.

2. Cosa pensi del pubblico livornese (relativamente alla musica)?
Per prima cosa penso che i locali dovrebbero smettere di dare spazio solo alle cover/tribute band, ma questo non accadrà mai. Perché, ovviamente, ognuno deve cercare di curare il proprio interesse. E, come si sa, il pubblico vuole cantare, sentire le solite cose trite e ritrite. Sennò… de’… s’annoia!
Penso che un modo per poter attirare l’attenzione del pubblico sia allestire un palco in una location importante della città, come viene fatto per Effetto Venezia. Oppure in pianta stabile verso la Terrazza, attraverso il Comune, invece di dover pagare suolo pubblico e robe varie. Perché alla fine sarebbe un prestigio anche per la città creare più eventi alla settimana durante tutto l’anno dando spazio a tutte le realtà, sia del panorama labronico che non.
Alcuni negozi potrebbero creare delle convenzioni con alcune band, magari trovare un accordo per farsi pubblicità e regalare i cd ai clienti che superano un tot di spesa, dando un contributo visivo agli artisti, fornendo magari materiali come sponsor o simili. Ovviamente sto ipotizzando delle soluzioni. Dovrebbero creare una rivista gratuita, simile al giornalino del Livorno che trovi al bar subito dopo la partita, dove ci siano segnati tutti gli eventi della settimana. Dovrebbero creare una sezione apposita sul sito del Comune per diffondere eventuali disponibilità di palchi per le manifestazioni.

Foto by Ass. Fotografica Il Salmastro

3. Quali opportunità offre Livorno ad un musicista emergente?
Esistono alcune personalità di riferimento di cui non farò nomi, nello stesso modo in cui esiste un giro in cui è difficile entrare. Questo però succede in tutta Italia, anche nel mondo discografico.
Purtroppo non ci sono molti locali che fanno suonare, o meglio molti fanno suonare ma solo in acustico, altri non pagano, altri richiedono solo cover. Il gestore in tanti locali tende a rimpiazzare la band con il dj. Costa meno e rende uguale (commercialmente parlando).
Un complimento grande va all’Elvis Fan e al suo staff, che si è sempre comportato con noi come pochi. Sempre di parola e disponibile. Livorno offre tanta possibilità di sperimentare perché, come detto prima, tutti suonano e quindi è facile influenzarsi a vicenda, il che è un bene. Però, lavorativamente parlando, offre pochissime possibilità. Forse nessuna. Infatti siamo costretti a girare l’Italia e il mondo alla ricerca di fortuna.

4. Quali sono i pregi o le peculiarità dei musicisti livornesi? E quali i limiti o i difetti?
I Livornesi hanno un difetto grandissimo, me compreso. Il livornese di natura è “sciagattato”, come diciamo noi, in tutto quello che fa e spesso tende a prendere le cose un po’ come vengono, perdendo di credibilità. Molti dovrebbero imparare a non sottovalutare nessun aspetto, compreso quello caratteriale, perché la disciplina nella musica è molto importante.

5. Quanta influenza credi che abbia avuto Livorno sulle tue canzoni e sulla tua carriera?
Ho pensato a volte di scrivere qualcosa di divertente, da livornesi. Ma poi non l’ho mai fatto perché mi piacerebbe fare un percorso serio e più ampio, che sia per tutti… tutti quelli che capiscono la mia lingua. Sono un po’ deluso dalla mia generazione, che non ha la cultura per la musica. Sono un po’ deluso anche dai miei concittadini perché, spesso, non capiscono l’importanza dell’arte e della cultura nella nostra città e non la valorizzano. Sono felice di essere nato a Livorno, anche se da madre romana e padre calabrese. Mi sento livornese e non credo che sarebbe cambiato molto se fossi nato in un’altra città. La musica ti prende ovunque sei, se deve prenderti. Poi se necessario, saprà farti spostare da dove sei per inseguirla in giro per il mondo.

6. Quali sono le difficoltà economiche, burocratiche e istituzionali che un musicista emergente incontra (in generale e a Livorno in particolare)? Come le hai affrontate e, eventualmente, superate?
Purtroppo un libero professionista che suona in Italia, per essere in regola deve affrontare il versamento Enpals (attuale Inps), sperare che il locale paghi la Siae, pregare perché ci siano persone al concerto per non trovarsi a fine serata a discutere con il gestore per la paga… senza considerare le spese della benzina se è necessario muovere strumenti e attrezzature (ed è sempre necessario). Tempo magari tolto ad altri lavori.
Per chi non ha una band è difficile fare serate o avere dei punti di riferimento. Ricordo che quando avevo 17-18 anni ero disperato, non sapevo come fare per rendermi autonomo e imparare a registrare, arrangiare… Fortunatamente, trovai una persona che mi fece il lavoro e io nel frattempo vedendo come lavorava cercavo di capire quanto più possibile. Ad oggi sono indipendente e cerco di rendermi disponibile con il servizio ”inediti per interpreti” per chi trova questa difficoltà.

Foto by Ass. Fotografica Il Salmastro

7. Come affronti quelle attività, collaterali a quella prettamente artistica, necessarie per promuovere la tua musica?
Trovare serate ad oggi è un’ impresa, specie se si fa materiale inedito. Le agenzie vogliono i numeri e non guardano più la qualità. Una al telefono mi ha addirittura detto “mi interessa quanti mi piace ci sono sulla tua pagina, poi puoi essere anche un cane”.
Quindi trovare un’agenzia è una questione utopica. Si cerca un po’ tra tutti di contattare locali, non solo a Livorno, ma in tutta Italia. Ultimamente anche all’estero. Diciamo che nell’ultimo periodo è più il tempo che dedico alla promozione del progetto che al progetto stesso. Sfruttando tutti i social possibili… raggiungibili tramite link dal sito www.lorenzoiuraca.it.
Oggi, bisogna essere produttori e manager di se stessi, se si vuole raggiungere qualche risultato. Solo dopo che si saranno ottenuti quelli, forse sarà possibile trovare qualcuno disposto a prendersi cura di noi e del nostro progetto.

8. Cosa pensi dell’attività delle varie associazioni o enti culturali a Livorno?
Beh, ricordo che per me intorno ai 14 anni il Todomodo è stato un punto di riferimento.
L’associazione di Roberto Napoli ha sempre dato spazi per le band Emergenti. E poi che dire, tra le migliori metto la mia, di cui sono il presidente! Onam Associazione comprende due sezioni, tra cui Spazio ComunicArte e Inediti per interpreti. La prima si occupa di curare le cartelle stampa degli artisti e tutta la comunicazione, non solo di band e cantanti, ma ad esempio anche di pittori. Difatti esponiamo al nostro centro ogni mese quadri di artisti diversi. Mentre la seconda si occupa, come già detto, di aiutare chiunque abbia musicalmente bisogno di aiuto, creando basi, riarrangiandole, scrivendo inediti, mettendo a disposizione uno studio di registrazione digitale.

Foto by Ass. Fotografica Il Salmastro

9. Livorno presenta sufficienti servizi per la cultura (in particolare per la musica)?
Niente di tutto ciò è quantitativamente sufficiente a Livorno ma ce lo facciamo bastare. Anche perché le scuole, anziché collaborare si fanno le guerre, le sale prova costano troppo e i proprietari si lamentano perché non trovano mai gli strumenti come vorrebbero e dovrebbero trovarli. Le etichette a Livorno sono poco importanti se non hanno contatti con l’esterno. Le Agenzie che ci sono si occupano prevalentemente di musica da ballo liscio (campo in cui ho lavorato per un anno e mezzo tra l’estate 2011 e la primavera 2013). Negozi di strumenti ne abbiamo due, molto limitati. Bisogna fare i viaggi fino al Niccolai, o meglio ancora ordinare online. Fortunatamente posso parlare bene della musica nelle scuole. Ma solo fino a quando a scuola ci andavo anche io. Quindi qualche anno fa. Alle medie ho avuto la fortuna e il privilegio di fare il corso musicale dove prendevo lezioni di pianoforte, batteria e in più facevo parte dell’orchestra della scuola come batterista, suonando a 14 anni in posti come Palazzo Vecchio a Firenze e il Teatro Goldoni. Premettendo che ho un fratellino di 7 anni, so che non fa ancora musica a scuola e lo ritengo un peccato, dato che è cultura proprio come storia dell’arte e considerando che i suoi idoli sono Freddie Mercury e Michael Jackson… e ha solo 7 anni!

10. Concludiamo con un appello al nuovo consiglio comunale e al nuovo sindaco Nogarin, dal quale tutti ci aspettiamo grandi cambiamenti soprattutto nel settore culturale. Di cosa hanno bisogno i musicisti livornesi per vedere valorizzato il proprio talento?
Sono del parere che Livorno abbia bisogno di essere valorizzata per il patrimonio culturale artistico che comprende, che vengano create più manifestazioni per i livornesi, in zone della città da rivalorizzare, che siano messi a disposizione più spazi, che ci sia più informazione riguardo ogni evento. Sarebbe un grosso passo avanti nella seppur piccola ricostruzione di un’Italia con le giuste opportunità per ogni artista.

0 Comment

  • Aldilà del contenuto dell'articolo condivisibile o meno, vorrei suggerire allo scrivente di rivedere la punteggiatura, sintassi e quant'altro perché Palazzo Vecchio con la v minuscola non si può vedere cosi come Comune con la c minuscola. Poi, non ho capito quando l'intervistato allude a qualcuno che dovrebbe creare una rivista tipo Giornalino del Livorno...ma chi la dovrebbe creare? I negozi insieme alle band? Spiegatela meglio...
    Buon Lavoro
    Saluti

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: