LIVORNO ACOUSTICS – Filippo Infante a Villa Corridi

Oggi conosciamo meglio Filippo Infante, musicista che ha militato in molte band della scena livornese ma che di recente ha deciso di intraprendere la strada solista. Presto uscirà con un nuovo disco con lo pseudonimo di ‘Nu’, di cui “Circles”, la canzone che ha eseguito per noi in versione acustica di fronte alla fatiscente struttura dell’ex-sanatorio abbandonato di Villa Corridi, è una piccola anticipazione.

N.B. Prima di cominciare, ti avvisiamo che ogni intervista di Livorno Acoustics è suddivisa in due parti. La metà che leggerai qui di seguito approfondisce  gli aspetti legati al suo rapporto con le istituzioni e con la professione di artistamentre l’altra metà che potrai leggere su Livorno Artistica è incentrata sul processo creativo del cantautore.

1. Cosa pensi della scena musicale di Livorno? 
La scena musicale livornese è a mio parere una delle più fertili e interessanti di tutta la Toscana e di molte altre regioni d’Italia. E’ così da molto tempo ormai, anche se negli ultimissimi anni ha subito uno scarso riciclo da parte delle generazioni più giovani. Rispetto a prima sono pochi i ragazzi che suonano seriamente e con costanza. Per fortuna però quei pochi che lo fanno sono validissimi. Si stanno muovendo bene, hanno le idee chiare e hanno di tanti spunti creativi. Ci saranno delle belle sorprese in futuro.
Se penso alla scena livornese che preferisco, i nomi che mi vengono in mente sono Appaloosa, Virginiana Miller, Bad Love Experience, Mandrake, Biffers, N_Sambo e altri ancora capaci di presentare ogni volta qualcosa di originale, fuori e dentro gli schemi allo stesso tempo.
Che poi fra le band ci sia rivalità o meno, non lo so. Forse un po’ velata qua e là, ma anche se ci fosse sarebbe solo uno stimolo per tutti a dare il meglio di sé. Il vero problema è un altro. Abbiamo una città piena di validi artisti di ogni sorta che meriterebbero molto più spazio e più attenzione da parte del pubblico livornese, soprattutto da parte delle istituzioni che dovrebbero valorizzare quello che è un vero e proprio patrimonio culturale collettivo.

2. Cosa pensi del pubblico livornese? 
Davvero non saprei. Per quello che sono riuscito a vedere all’estero ho capito che andare a vedere (e a sentire) concerti anche di perfetti sconosciuti è proprio un’abitudine. Non so, probabilmente è un fatto culturale. A Livorno ci si muove con lentezza. Se un gruppo lo conosci, magari perché ci suona un tuo amico, allora vai e ti diverti pure, ma come cambia la situazione diventa più complesso smuovere anche venti persone. La qualità degli eventi, come ho già detto, non manca. Conosco buona parte degli organizzatori a Livorno e ogni volta, a eccezione di alcuni casi, la lamentela è sempre la stessa: scarso pubblico in sala. E’ vero. Viviamo in un’epoca in cui un semplice dj set attrae più persone di quanto faccia un concerto. Se a suonare poi è un gruppo emergente, è la fine. Ecco perché molti locali in Italia sono restii a garantire un ingaggio a chi suona da pochi anni.
Tutto va modificandosi in base al rientro economico e alle disponibilità finanziare di pubblico e locali. A questa domanda forse saprebbe rispondere un promoter o il gestore di un club. Io posso solo constatare un forte disagio economico sia da parte dell’indotto musicale indipendente sia da parte del pubblico. La cosa che preoccupa è il formarsi di un certo disinteresse verso chi tenta strenuamente di emergere, nonostante molti nuovi artisti siano davvero interessanti. Per questo è importante per una band avere un live di impatto, davvero coinvolgente, che sappia attrarre il pubblico ormai abituato a vedere di tutto. Ciò che emoziona smuove sempre le masse, che tu sia di primo pelo o no.

3. Quali opportunità offre Livorno ad un musicista emergente?
Purtroppo i locali in cui puoi suonare sono pochi. La città sta morendo a vista d’occhio e per i musicisti, specie quelli emergenti è davvero dura trovare una data. La vita giovanile sta affogando in un bicchiere di birra dopo l’altro. Se questa città vuole davvero valorizzare i propri giovani anziché inaridirli non dovrebbe abbandonarli a se stessi, né costringerli a occupare luoghi dimenticati dalle istituzioni perché altrimenti tutto resterebbe così com’è, ovvero senza vita o valore sociale. Al contrario dovrebbe tutelare strutture o luoghi di ritrovo dove si concretizzi un vero e proprio risveglio culturale grazie al quale poter creare una comunità di gente motivata, con la testa sulle spalle e con un sacco di belle idee. Se penso a chi si sta sbattendo per questa città nonostante i pochi mezzi a disposizione e mille altre difficoltà, il primo posto che mi viene in mente è il Teatrofficina Refugio, un posto fighissimo in cui avviene di tutto: cultura a 360 gradi fatta con la testa e con tanto cuore. Lo spazio è occupato ma aperto a tutti, e il cartellone è ricco di eventi originali e unici. Non dimentichiamo anche il The Cage club, dove ogni anno suonano ottimi artisti da tutto il mondo fra cui anche tanti gruppi livornesi. Magari per i gruppi emergenti è più difficile suonarci e sarebbe bello poterne vedere molti di più su quel palco, al di là di alcune occasioni create ad hoc, ma in generale la qualità dei concerti è ottima. Basterebbe solo che la gente alzasse il culo per andare a sentire i concerti, tutto qua.

4. Quali sono i pregi o le peculiarità dei musicisti Livornesi? E quali i limiti o i difetti?
Siamo così tanti e diversi per carattere e attitudine che non si può fare di tutta l’erba un fascio. Anch’io nel mio piccolo sono un musicista perciò non posso rispondere a questa domanda con oggettività. Mi limito a dire che sarebbe bello vedere una comunità di musicisti più compatta e unita nel far girare i tanti nomi validi per il resto d’Italia, ma forse il mio è solo un progetto strampalato. Ricordo che in passato qualcosa è stato tentato, ma non ha avuto una grande risonanza. Peccato.

5. Quanta influenza credi che abbia avuto Livorno sulle tue canzoni e sulla tua carriera? 
Onestamente la mia città non ha mai avuto una grande influenza sulle mie canzoni, né ho mai scritto un brano dedicato a Livorno. Possiede tanti pregi e altrettanti difetti che non voglio stare a elencare. Il mare però mi affascina ogni volta. E anche il porto. Ma su questo argomento ha detto già tutto Ciampi. Se fossi vissuto in un’altra città probabilmente sarei sempre qui a tentare e a ritentare. I “se” non mi sono mai piaciuti. Spingono a una continua masturbazione mentale che preferisco mantenere fisica.

6. Quali sono le difficoltà economiche, burocratiche e istituzionali che un musicista emergente incontra (in generale e a Livorno in particolare)? Come le hai affrontate e, eventualmente, superate?
Le difficoltà sono legate per lo più alla mancanza di spazi dove fare musica (un tema purtroppo così trito e ritrito e da molti condannato ogni anno che ormai ha assunto la stessa importanza di un rutto) e in particolare all’indifferenza generale di istituzioni e pubblico livornesi. Il momento peggiore che abbiamo passato fu quando fummo cacciati dagli storici fondi di Piazza Cavallotti. Fu una vera tragedia. Da un giorno all’altro un sacco di gruppi livornesi si ritrovarono senza un posto dove provare. Ricordo che creammo una specie di comitato e che alcuni di noi si presentarono in Consiglio Comunale, ma dopo un po’ di maretta le acque si placarono. Un vero peccato. Non è cosa da tutte le città avere un luogo di fermento artistico in pieno centro. Quello che sto cercando di dire è che grazie a quei fondi si era venuta a creare davvero una comunità di musicisti attiva, capace di organizzare eventi, dove i gruppi potevano conoscersi, stringere amicizia e scambiarsi idee. Da quel giorno ci siamo tutti sparsi per la periferia a respirare aria malsana, ognuno staccato dall’altro. Ogni volta che passo davanti a quei fondi mi si stringe il cuore nel vederlo abbandonato a se stesso.

7. Come affronti quelle attività, collaterali a quella prettamente artistica, necessarie per promuovere la tua musica? 
Se tu facessi questa domanda ad alcuni gruppi che adesso suonano in lungo e in largo per l’Italia o all’estero probabilmente ti risponderebbero tutti: sbattendoti un casino. Ed è vero! Farsi i contatti giusti, promuovere il disco, conoscere quel giornalista o quel promoter o addirittura trovare una data fuori Livorno richiedono lavoro e lavoro. Credo che la formula sia semplicemente “Non mollare mai”. Il tempo da dedicare alla promozione è tanto quanto la realizzazione di un disco se non di più. Infatti contare su un’agenzia per fermare qualche data, fare affidamento su promoter o su un buon ufficio stampa così da far girare il disco nei canali giusti sarebbe la cosa migliore. Non è una passeggiata però, e chi suona seriamente sa quanto difficile sia ottenere una risposta da etichette o agenzie subissate di mail di nuove proposte ogni ora. Per cui tanti, come me, si rimboccano le maniche e si danno da fare. Al giorno d’oggi bisogna essere un po’ musicisti e un po’ manager di se stessi. Più cose sai fare da solo e meglio è. C’è da passarci le giornate, questo è sicuro; incollati davanti al computer e col telefono in mano. E magari quando si ha tempo, suonare un po’.

8. Cosa pensi dell’attività delle varie associazioni o enti culturali a Livorno? 
Ci sono tante associazioni interessanti a Livorno. Mi rendo conto che spesso anche per loro è complicato portare avanti un progetto fino alla sua concretezza. Finché non capiremo che siamo tutti nella stessa barca e che probabilmente insieme potremmo migliorare la situazione culturale di questa città le cose resteranno sempre immobili, e noi sempre lì a lamentarci.

9. Livorno presenta sufficienti servizi per la cultura (in particolare per la musica)? 
Si, e anche tanti, ma ancora privi di quella necessaria visibilità per resistere nel tempo. Fra le ultime nate ci sono il Banana Studio di Valerio Fantozzi e 360 Music Factory Studio di Andrea Pachetti. Due studi validissimi (il primo fa anche da sala prove) gestiti da persone serie e professionali. Fra le etichette, una delle più storiche è l’Inconsapevole Records con cui ho avuto a che fare in varie occasioni. Scuole specializzate ce ne sono tante e gli insegnanti ottimi. Quando si parla di musica Livorno ci sa fare.
Peccato per i negozi che sono sempre meno. E’ un problema comune a tante città. L’impatto di internet è stato mostruoso, incontrollabile.
Quelle livornesi sono tutte realtà qualitativamente e quantitativamente sufficienti per questa città. Il problema è che mancano i soldi, su ogni fronte e per tutti. Per nessuno è facile sostenere certe spese, perciò il rischio, soprattutto per chi lavora nella musica c’è eccome. E’ anche vero che senza di loro ci sarebbe ancora più silenzio.

10. Concludiamo con un appello al nuovo consiglio comunale e al nuovo sindaco Nogarin, dal quale tutti ci aspettiamo grandi cambiamenti soprattutto nel settore culturale. Di cosa hanno bisogno i musicisti livornesi per vedere valorizzato il proprio talento?
Non sono certo conosciuto per la mia capacità di dispensare  appelli sociali, ma ci proverò comunque. Credo che serva innanzitutto lo sviluppo di spazi ricreativi in cui far musica o arte sia un atto quotidiano e necessario per la sopravvivenza culturale di Livorno. Garantire infrastrutture e spazi comuni che permettano lo sviluppo di una comunità artistica sensibile ai problemi della città, dove chiunque possa partecipare attivamente, dove ci sia scambio di idee e proposte per l’ideazione di eventi live e spettacoli alternativi ai classici festival labronici. In questo modo si creerebbe una maggiore visibilità per gli artisti, ma anche un’interessante situazione di lavoro reciproco fra cittadini e istituzioni.
Una volta creati gli spazi e magari rivalutati luoghi storici di questa città lasciati all’incuria del tempo, sarebbe bello stimolare il popolo livornese a viverli e a prendervi parte, spronarli a diventare “pubblico” attivo di concerti, mostre, esposizioni, ecc… magari lavorando insieme per la loro promozione. E’ inutile infatti avere spazi se poi a metà serata arrivano i vigili perché qualcuno si è lamentato…
Pur essendo consapevole delle difficoltà economiche che anche il Comune sta vivendo, mi sento di suggerire investimenti, incentivi o aiuti economici a chi lavora nella cultura in questa città, perché nessuno può fare o permettersi tutto da solo, e coloro che lavorano seriamente e con professionalità lo fanno per creare un futuro migliore. Sostenerli è un dovere, ma anche un dono alla città e ai suoi cittadini.

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