LIVORNO ACOUSTICS – Camilla Furetta

Foto by Ass. Fotografica Il Salmastro
Eccoci al secondo appuntamento con Livorno Acoustics! Protagonista di questa intervista è una delle cantautrici più originali e simpatiche della Scena musicale livornese, Camilla Furetta.
Le sue canzoni dolci, ironiche e talvolta surreali, unite alla sua spontaneità ed esuberanza hanno riscosso un enorme successo grazie ai video che Camilla ha girato nella sua cameretta in cui canta i suoi pezzi accompagnandosi semplicemente con un ukulele. Sta uscendo in questi giorni il suo primo EP “17 nervi” (registrato da Tommaso Bandecchi per Ice Factory Productions e distribuito su tutte le piattaforme digitali da Inconsapevole Records), che contiene 6 canzoni nelle quali chiunque riconoscerà episodi della propria vita.

Per Livorno Acoustics Camilla ha cantato “La sindrome di Charles Bonnet” nell’affascinante cornice del Fosso Reale, all’altezza degli Scali olandesi, con lo sfondo dominato dalla bellissima facciata della Chiesa degli Olandesi. Da segnalare che al momento del video la chiesa era in totale stato di abbandono, ma adesso la facciata è oggetto di un intervento di restauro grazie allo splendido lavoro dell’associazione culturale Livorno delle Nazioni e ai fondi ricevuti dal censimento “I luoghi del cuore” del F.A.I.

N.B. Prima di cominciare, ti avvisiamo che ogni intervista di Livorno Acoustics è suddivisa in due parti. La metà che leggerai qui di seguito è incentrata sugli aspetti legati al suo rapporto con le istituzioni e con la professione di artista, mentre l’altra metà che potrai leggere su Livorno Artistica approfondisce il processo creativo del cantautore.


1. Cosa pensi della scena musicale di Livorno?
Penso che la scena musicale livornese sia incredibile, ci sono così tanti gruppi, artisti, cantanti, coretti da ubriachi, progetti paralleli, bande, cori e matti come me che fanno tante cose diverse. In un ambiente così vasto ci saranno sicuramente un milione di dinamiche diverse che è impossibile conoscere completamente. Rivalità, collaborazioni, nuovi arrivati, generi diversi, affini o in conflitto sono alla base di una scena musicale in fermento e noi qui ce li abbiamo tutti. Ovviamente c’è chi è più di nicchia e chi meno, magari ci sono gruppi fantastici rinchiusi nei fondi che noi non conosceremo mai.

Foto by Ass. Fotografica Il Salmastro

2. Cosa pensi del pubblico livornese (relativamente alla musica)?
Io sinceramente questo disinteresse di cui si parla tanto non lo vedo proprio, se a una persona piace la musica ha tutte le possibilità per vederla conoscerla e confrontarla. In tutti i concerti che ho visto nell’ultimo anno, e non intendo i miei ma quelli che ho visto, c’era sempre un sacco di gente. E’ vero che spesso la gente è la solita, ovvero quella che suona, ma questo mi sembra piuttosto scontato. Se suoni è perché ti piace la musica e quindi vai ai concerti.

3. Quali opportunità offre Livorno ad un musicista emergente?
Secondo me Livorno offre una marea di opportunità. Oltre ai locali diciamo “principali” del “giro musicale”, come il Teatro officina Refugio, il Surfer Joe, il The Cage, l’Ex Caserma occupata etc etc… ci sono un sacco di posti che fanno musica dal vivo, anche nei bar! La cosa che forse non spinge molto la gente è la poca pubblicità che si fa. Ora si usa solo il computer invece forse bisognerebbe ricominciare a tappezzare la città di volantini quando si suona. Questo farebbe bene alla band e al locale ed è un consiglio che do anche a me stessa, dato che mi riprometto sempre di farlo e non lo faccio mai!

4. Quali sono i pregi o le peculiarità dei musicisti Livornesi?
Io ti posso dire i miei pregi e difetti ma non credo di poter parlare degli altri, anche perché sono così tanti che non li conosco tutti e fare di tutta l’erba un fascio appiattirebbe questo fenomeno meraviglioso che se ha un pregio è proprio quello di essere così vasto.

5. Quanta influenza credi che abbia avuto Livorno sulle tue canzoni e sulla tua carriera?
Tante delle canzoni che ho scritto le ho scritte mentre ero via da Livorno e credo che questo mi abbia influenzato molto, in quanto ho sentito il bisogno di portarmi dietro qualcosa della mia identità.

6. Quali sono le difficoltà economiche, burocratiche e istituzionali che un musicista emergente incontra (in generale e a Livorno in particolare)? Come le hai affrontate e, eventualmente, superate?

Foto by Ass. Fotografica Il Salmastro

Suonando l’ukulele le difficoltà le ho annullate. Suono uno strumento che mi entra in borsa e posso suonare dove come e quando mi pare. Ma per una band è molto più difficile perché la strumentazione costa e anche tanto. Le difficoltà burocratiche e istituzionali sono tante, sia per i musicisti ma soprattutto per i locali. SIAE, volume dei suoni, possibilità di far suonare…forse le istituzioni potrebbero essere un po’ più morbide e accomodanti, ma mi rendo conto che è difficile mettere tutti d’accordo. Sfortunatamente il fattore musica non è considerato un fattore primario su cui lavorare, anche se potrebbe portare grandi benefici alla città.

7. Come affronti quelle attività, collaterali a quella artistica, necessarie per promuovere la tua musica?
Faccio tutto da sola e ci dedico veramente poco tempo. Sono una pessima promotrice di me stessa, ma a me va bene così- Mi piace essere senza vincoli ed è molto bello trovarsi a suonare in un’occasione che è venuta fuori in modo spontaneo. Però devo dire che io vivo la musica in modo molto ricreativo e non come un lavoro. In quel caso penso sia stressante dover trovare il locale, fare promozione e tutte quelle cose lì. Io preferisco prendermela con calma.

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8. Cosa pensi dell’attività delle varie associazioni o enti culturali a Livorno?
Dipende da cosa intendi per attività e enti culturali. C’è il Teatro C e il Teatro officina Refugio, che cercano sempre di fare qualcosa di interessante sia dal punto di vista musicale che da quello artistico, ma se si va a parlare di enti più “istituzionali”, a parte il Premio Ciampi, non è che mi venga in mente molto altro.

9. Livorno presenta sufficienti servizi per la cultura (in particolare per la musica)?
Per quanto mi spezzi il cuore dirlo, Livorno è una piccola città. E, per essere una piccola città, qui c’è tutto, quindi non credo che ci si possa lamentare. Poi magari non tutto funziona come dovrebbe, ma almeno c’è e se poi manca qualcosa si può anche andare fuori Livorno a studiare, imparare e suonare. E poi magari tornare e portare qui qualcosa che si è imparato fuori.

10. Concludiamo con un appello al nuovo consiglio comunale e al nuovo sindaco Nogarin, dal quale tutti ci aspettiamo grandi cambiamenti soprattutto nel settore culturale. Di cosa hanno bisogno i musicisti livornesi per vedere valorizzato il proprio talento?
Caro sindaco, quando c’ha giusto due minuti pensi un po’ anche ai musicisti e poi a come fa la NASA a far volare lo shuttle?

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