LIVORNO ACOUSTICS – Betularia

Foto by Ass. Fotografica Il Salmastro

Il terzo appuntamento di Livorno Acoustics è con i Betularia, una band che dalla fine degli anni ’90 a oggi si è evoluta raggiungendo una maturità musicale che ne fa uno dei migliori esempi di cantautorato rock della scena livornese. Alle nostre domande ha risposto Giacomo Salvadori, batterista e chitarrista della band. Nel video i Betularia ci hanno fatto ascoltare la bellissima “Un lungo inverno”, nell’affascinante cornice della Galleria delle barche in Fortezza Nuova. Questa antica galleria è attualmente chiusa al pubblico e viene usata come rimessa per gli enormi gozzi del palio marinaro, ordinatamente riposti nei loro alloggiamenti lungo un lato della galleria.  

N.B. Prima di cominciare, ti avvisiamo che ogni intervista di Livorno Acoustics è suddivisa in due parti. La metà che leggerai qui di seguito è incentrata sugli aspetti legati al suo rapporto con le istituzioni e con la professione di artista, mentre l’altra metà che potrai leggere su Livorno Artistica approfondisce il processo creativo del cantautore.

1. Cosa pensi della scena musicale di Livorno? 
La scena musicale livornese la puoi odiare, la puoi amare, ma non puoi negarne l’esistenza e nemmeno relegarla ad un ruolo marginale o a un passatempo da ragazzetto. Fra i musicisti c’è sempre sembrato di percepire collaborazione più che rivalità. I musicisti livornesi li definirei in tutti i modi meno che tradizionali e negli anni mi sembra proprio che la scena musicale si sia notevolmente sviluppata per quanto riguarda la varietà della musica proposta.

2. Cosa pensi del pubblico livornese (relativamente alla musica)? 
L’interesse verso la musica lo crei facendo musica. E il pubblico lo educhi educandolo. Se lo lasci preda di Amici o X-Factor è finita. Per iniziare basterebbe sfruttare le risorse che già abbiamo e rendere degni quei pochi avvenimenti che tutti gli anni si ripetono nel loro inconsolabile squallore. (pensa Effetto Venezia, le notti blu, bianche, ecc..). Poi come minimo dovresti promuovere i gruppi che fanno musica originale non le cover-band, che ne so, magari alleggerisci le spese al locale che fa spettacoli d’autore. E’ anche vero che chi ha un locale dovrebbe in qualche modo sentirsi responsabile degli spettacoli che propone, come minimo ti doti di un po’ di tecnica e di un fonico, magari fai anche un po’ di pubblicità all’evento, a volte ti trovi in situazioni veramente ridicole. Non ce l’ho la ricetta al disinteresse, ma sono palesi le mancanze e le cose che lo alimentano.

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3. Quali opportunità offre Livorno ad un musicista emergente?
Il The Cage è il riferimento della città, ti può piacere o meno, ma è così. In capacità e costanza non hanno eguali e si sono guadagnati negli anni una posizione di tutto rispetto. Poi si sono create tante piccole realtà, che come vediamo non durano molto ma si rigenerano di continuo, segno evidente che ce n’è il bisogno.

4. Quali sono i pregi o le peculiarità dei musicisti Livornesi? E quali i limiti o i difetti? 
Non saprei, è una realtà sfaccettata, ma non mi sembra ci manchi qualcosa rispetto ai musicisti delle altre città. Se ci sono limiti o difetti comuni è probabile che siano generati più dall’ambiente asfittico che dall’essere livornese.

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5. Quanta influenza credi che abbia avuto Livorno sulle tue canzoni e sulla tua carriera? 
Livorno è unica, niente sarebbe stato uguale in un’altra città, meglio o peggio non lo so, ma sicuramente non uguale. Livorno nelle nostre canzoni c’è, in maniera indiretta e non esplicita, ma c’è.

6. Quali sono le difficoltà economiche, burocratiche e istituzionali che un musicista emergente incontra (in generale e a Livorno in particolare)? Come le avete affrontate e, eventualmente, superate?
La difficoltà più grande è conciliare il lavoro con la musica, cerchi di galleggiare economicamente senza farti rubare troppo tempo dal lavoro. Vivi sempre in una situazione di mezzo dove non sei ne carne ne pesce. Vivrei volentieri senza il lavoro e la caccia al denaro, ma non posso neanche immaginare di vivere senza la musica, quindi se dissociazione deve essere, dissociazione sia.

Foto by Ass. Fotografica Il Salmastro

7. Come affrontate quelle attività, collaterali a quella prettamente artistica, necessarie per promuovere la vostra musica?
In genere abbiamo sempre svolto queste mansioni da soli, ora stiamo cercando altre vie, ma la promozione resta comunque un fattore chiave per una band e qualcuno se ne deve sempre occupare. Ci vorrebbe metodo, ma in genere vai un po’ a casaccio e cerchi di carpire le occasioni che ti si presentano volta volta usando tutti i canali che hai a disposizione.

8. Cosa pensi dell’attività delle varie associazioni o enti culturali a Livorno? 
Le associazioni e gli enti culturali sono strumenti importantissimi, ma se devo dire che hanno inciso in qualche modo nel nostro percorso direi una bugia. Troppo sporadiche le iniziative per avere impatto, poi in taluni casi sono iniziative fine a se stesse dove più che promosso ti senti sfruttato. Insomma ne percepiamo l’importanza ma non l’effetto.

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9. Livorno presenta sufficienti servizi per la cultura (in particolare per la musica)? 
Non mi pare siano sufficienti, ma credo sia più una questione di qualità che di quantità.

10. Concludiamo con un appello al nuovo consiglio comunale e al nuovo sindaco Nogarin, dal quale tutti ci aspettiamo grandi cambiamenti soprattutto nel settore culturale. Di cosa hanno bisogno i musicisti livornesi per vedere valorizzato il proprio talento?
Questa domanda è già anacronistica.

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