LIVORNO ACOUSTICS – Alessio Santacroce

Foto Ass. fotografica “Il Salmastro”

L’intervista di oggi ha una valenza particolare, perché il nostro protagonista è un cantautore che conosce benissimo la scena musicale livornese, grazie alla lunga esperienza e alla rubrica “Demo & Dischi” che ha tenuto per anni sul Tirreno, ascoltando e recensendo centinaia di dischi di artisti livornesi. Alessio Santacroce ha registrato con la sua band storica, La Quarta Via (attiva dal 1994), la sua “Pareti Chiuse” all’interno di uno di quei luoghi che tutti i livornesi vedono tutti i giorni ma che nessuno conosce davvero e pochissimi hanno mai visto all’interno, il Cisternino di città (Casa della Cultura).

N.B. Prima di cominciare, ti avvisiamo che ogni intervista di Livorno Acoustics è suddivisa in due parti. La metà che leggerai qui di seguito approfondisce  gli aspetti legati al suo rapporto con le istituzioni e con la professione di artistamentre l’altra metà che potrai leggere su Livorno Artistica è incentrata sul processo creativo del cantautore.



1. Cosa pensi della scena musicale di Livorno?
Quando fondai Demo&Dischi sognavo di unire tutta la scena musicale labronica e con i Livorno Music Awards in parte ci sono riuscito. Ma non c’è sintonia tra i vari operatori del settore e spesso nella solita serata ci sono troppi eventi per lo stesso pubblico. Livorno è ricca di ottimi artisti in diversi generi e alcuni meriterebbero palcoscenici importanti, ma viviamo in una città provinciale e in crisi.

2. Cosa pensi del pubblico livornese (relativamente alla musica)?
Per due anni ho organizzato le serate “Demo” al The Cage, dove la band locali potevano far ascoltare le canzoni originali con strumentazioni professionali. Il gioco ha funzionato per la prima stagione, poi l’interesse è scemato e ognuno ha pensato solo al suo orticello. Mi è dispiaciuto parecchio perché tutti uniti potevamo avere un bel potere in mano, ma l’abbiamo sprecato. Pensa se ogni serata (parliamo di una volta al mese) tutte le band coinvolte fossero andate a vedere i colleghi, avremmo sempre avuto un gran pubblico, elemento che fa gola ai locali. Spero che in futuro arrivi qualcuno più convincente di me.

Foto Ass. fotografica “Il Salmastro”

3. Quali opportunità offre Livorno ad un musicista emergente?
Le possibilità ci sono, molte di più delle altre città della nostra regione. Alcune band emergenti hanno però fin da subito delle pretese assurde e non si mettono nei panni dei gestori dei locali che tra SIAE e spese varie rischiano di andare in rimessa. Io ho suonato gratis per anni e spesso lo faccio ancora. Se quando suoni un locale è deserto significa che devi ancora crearti un seguito.

4. Quali sono i pregi o le peculiarità dei musicisti Livornesi? E quali i limiti o i difetti?
Livorno è la Seattle italiana, suoniamo mediamente meglio e siamo sempre avanti. Il problema è non diventare troppo “guappi” (passatemi il termine), la musica non deve mai essere elitaria.

5. Quanta influenza credi che abbia avuto Livorno sulle tue canzoni e sulla tua carriera?
In realtà su Livorno ho scritto un racconto finito sul libro “Pisa vs Livorno”. Avevo immaginato il fantasma di Ciampi a colloquio con Mascagni e i fratelli Cappanera durante la serata “Nemici di Maria” alla Terrazza. Come canzoni invece ho dedicato “In simbiosi” alla Garfagnana, mia seconda patria.

6. Quali sono le difficoltà economiche, burocratiche e istituzionali che un musicista emergente incontra (in generale e a Livorno in particolare)? Come le hai affrontate e, eventualmente, superate?
Purtroppo registrare un buon lavoro ha un costo, così come realizzare un videoclip professionale. Io le ho superate lavorando tanto, anche se sono finito in tribunale con la mia ex etichetta discografica e ho buttato via una sacco di soldi per niente, sperimentando sulla pelle che in questioni musicali nessuno ci capisce niente.

7. Come affronti quelle attività, collaterali a quella prettamente artistica, necessarie per promuovere la tua musica?

Foto Ass. fotografica “Il Salmastro”

In passato ho avuto manager e produttore, ma come già detto è finita male. Da anni con La Quarta Via ci dedichiamo a operazioni umanitarie e suoniamo per raccogliere fondi. Abbiamo contribuito alla costruzione di una scuola in Sud Sudan (una classe della scuola si chiama La Quarta Via) e ora stiamo seguendo la ong Sawa Sawa della quale sono presidente per l’Italia. Sosteniamo Susanna Ureni, una mia ex collega che si è trasferita in Kenya e sta costruendo un orfanotrofio che accoglierà bambini rimasti senza famiglia.

8. Cosa pensi dell’attività delle varie associazioni o enti culturali a Livorno?
Siccome la domanda mi coinvolge da vicino preferirei non commentare. Io e Dario Serpan facciamo del nostro meglio per promuovere tutte le band locali con iniziative e articoli sulla carta stampata. Ovviamente non si può che migliorare e abbiamo tante idee. Spesso collaboro con Percorsi Musicali, un concentrato di talento, amicizia e altruismo, ma ci sono decine di associazioni valide e scuole professionali come il Blue Box di Alessandro Brilli, la Chorus, e tante altre che arricchiscono il panorama artistico labronico.

Foto Ass. fotografica “Il Salmastro”

9. Livorno presenta sufficienti servizi per la cultura (in particolare per la musica)?
Direi che l’offerta è altissima, come è altissima la qualità dei nostri studi di registrazione. Purtroppo i negozi di dischi hanno subito un tracollo dovuto alle nuove tecnologie e questo è molto triste per le nuove generazioni…teniamoci stretto l’ultimo sopravvissuto!

10. Concludiamo con un appello al nuovo consiglio comunale e al nuovo sindaco Nogarin, dal quale tutti ci aspettiamo grandi cambiamenti soprattutto nel settore culturale. Di cosa hanno bisogno i musicisti livornesi per vedere valorizzato il proprio talento?
Mettiamo la musica livornese in mano a persone competenti e agli operatori del settore. Improvvisare in tal senso è davvero dannoso. Negli eventi Livornesi, prima di chiamare ragazzetti usciti dai talent, diamo spazio ai nostri artisti, vi assicuro che ne vale la pena.

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