Lettera al Sindaco e all’Assessore: il museo mai nato

Avrei voluto scrivere una lettera al nascente museo cittadino, che già da mesi o forse anni avrebbe dovuto aprire i battenti nel quartiere La Venezia, nel complesso dei Bottini dell’Olio. Lo avrei fatto per manifestargli la mia solidarietà, quella che si deve a una struttura tanto importante per la città, e per un contenitore che dovrà raccogliere alcuni importanti manufatti della storia e dell’arte della nostra città. Un museo che nascerà (forse) portandosi dietro tanti dubbi, che senza un miracolo sarà difficilmente gestito, e con ogni probabilità mancherà di fornire il suo contributo alla valorizzazione della cultura, e aggiungo sperando di esser fin troppo pessimista, chiuderà nel giro di pochi anni.

Avrei potuto farlo, per esprimere i miei dubbi, le mie perplessità, le mie paure, ma quelle povere mura non avrebbero certo potuto rispondermi, allora non avendo scelta indirizzerò questa lettera al sindaco Filippo Nogarin e all’assessore alla cultura di Livorno, Francesco Belais, nella speranza, anche questa abbastanza sfiduciata, di avere una risposta. Spero almeno di mettere al corrente i responsabili di alcuni dubbi che attanagliano un comune cittadino.

Egregi Sindaco Fillippo Nogarin e Assessore Belais,

se vi indirizzo questa riflessione non è certo per fare sterile polemica, ma nella malcelata speranza di ricevere una vostra risposta, o almeno che leggiate queste righe. In queste parole, troverete l’amarezza di un cittadino, ma anche di un futuro storico dell’arte che è costretto a cercare lavoro fuori dalla propria città, perché Livorno in quest’ambito offre poco, e se ne capisce facilmente il perché se le poche risorse per la cultura vengono impiegate in maniera poco avveduta, in progetti di cui si fa fatica a comprenderne l’utilità. Il Museo della Città è un progetto di cui ormai si sente parlare da praticamente 10 anni (il record va comunque alla Casa della Cultura): progetto partorito dall’amministrazione Cosimi, che tanti utili “regali” ha lasciato alla città. In piena linea con l’indirizzo politico del vecchio PD, il Museo era probabilmente uno specchietto per le allodole per far digerire con più facilità il mostruoso progetto edilizio che avrebbe smembrato la piazza più caratteristica del quartiere, quella del Luogo Pio. La possibilità offerta dai fondi PIUSS era troppo allettante per non essere afferrata, sprecare soldi euro-regionali per un progetto di cui nessuno sentiva il bisogno, ma che avrebbe finalmente potuto aggiungersi ai successi raggiunti dal Cosimi e la sua armata. Quel famigerato e minaccioso progetto, che avrebbe visto sorgere svariati palazzi, è stato in parte frenato dalla vostra giunta riducendo il numero di palazzi a solo uno, una quasi vittoria. Ma non è dell’edificio a scopo abitativo di cui voglio parlarvi, ma del progetto del museo, di cui è palese che fin da subito non si sapesse che pesci pigliare, e sarebbe strano se fosse stato diversamente in una città dove il principale Museo, il Fattori, sembra un ripostiglio per opere, che da anni ha rinunciato a fungere da luogo di ricerca e studio, e che anche come ripostiglio funziona male, visto che si può sottrarre impunemente opere senza che nessun responsabile paghi per questo (nonostante quanto lei aveva annunciato caro Sindaco), e invece di preoccuparsene si festeggia per i soldi dell’assicurazione, che temo finiranno in qualche Effetto Venezia o Cacciucco Pride, senza interessare  in alcun maniera il museo.

Benché gli altri musei non siano civici, sembra che il risultato non cambi, basta vedere il Museo Diocesano, costato una valanga di soldi e sconosciuto ai più, peraltro quasi sempre chiuso.   Ciò che dispiace è che la sfida rappresentata dal museo cittadino, sembrava poter esser un eccellente banco di prova per la vostra giunta, che dalle dichiarazioni sembrava tanto interessata all’arte: come non ricordarsi gli Uffizi sul mare o la richiesta di un quadro di Modigliani allo Stato italiano. Un palcoscenico per mostrare quanto vi poneste in discontinuità con la precedente Amministrazione, che usava la valorizzazione della cultura solo per movimentare qualche consenso, facendolo assolutamente senza alcuna professionalità, con progetti che avevano sempre il sapore di episodico e improvvisato.

La vostra realtà politica partiva sicuramente con l’attenuante di essere giovane e inesperta e di non poter contare su quella moltitudine di tentacoli che il PD livornese aveva avvinghiato su ogni cosa. Ma gli anni passano, e siete dietro le scrivanie di Palazzo Civico ormai da 3 anni: dopo un primo periodo di spaesamento e palestra dovreste ormai esser pronti per le sfide da affrontare, ma purtroppo sembra in questo esserci una perfetta continuità con la precedente amministrazione.  E allora permettetemi di dirvi che si fa avanti un sospetto sempre più inquietante, quello di un museo che aprirà senza uno scopo preciso se non quello di essere un confuso contenitore di tutte le collezioni cittadine, sconosciuto a molti, e che aggraverà le casse comunali, condannando ancora di più (se ce ne fosse bisogno) la gestione del Museo Fattori.

 

 

 

 

 

 

 

Ad essere preoccupato non sono il solo, anzi furono in tanti a sollevare questi dubbi all’incontro organizzato da Buongiorno Livorno alla galleria Erasmo il 20 ottobre 2016 in cui furono presenti anche molti storici dell’arte ed esperti del settore, oltre che lei assessore Belais. È stato informato per tempo di queste preoccupazioni, ma dopo tanti mesi niente è cambiato. E sebbene la data di apertura dovrebbe essere sempre più prossima, si era parlato di questa estate (nonostante il museo avrebbe dovuto aprire nel 2016), tutto tace: nessuno sa cosa ci sarà dentro, anzi per la verità sono pochi quelli che sanno che dal cantiere di Piazza del Luogo Pio nascerà un museo, per l’esattezza il più grande della città (e questo già l’aveva mostrato il video di BL, dove cittadini e residenti della Venezia affermavano di non conoscere il progetto). Un Museo della Città, ma di cui la città non sa niente. Sembra un ossimoro, ma è realtà. Un buon progetto museale dovrebbe essere mirato ai cittadini, precedentemente informati, sensibilizzati e magari anche coinvolti durante i lavori.

 Visto questa impellente necessità della città di venire informata del nascente museo e del suo progetto culturale potreste sfruttare l’occasione per rispondere ad alcune mie domande, così da risolvere i miei dubbi e forse quelli di qualche altro concittadino:

Il museo avrà un progetto scientifico e di mediazione culturale che lo identifichi e lo distingua?

Si lavorerà senza un comitato scientifico e personale qualificato come al Museo Fattori? O ancor peggio si coinvolgerà gli attuali responsabili della pinacoteca labronica?

Il museo si affiderà a una cooperativa vanificando quasi totalmente la possibilità di preparare e far crescere un organico lavorativo preparato?

Il nuovo museo disporrà di un programma e di risorse didattiche?

Sarà possibile vedere un sito e del materiale informativo del museo prima della sua apertura?

Dal 2007 il Mibac ha promosso una direttiva secondo la quale ogni museo si deve dotare di una Carta della qualità dei servizi nella quale si fissano principi e regole nel rapporto tra le amministrazioni che erogano servizi e cittadini che ne usufruiscono, dove sia possibile conoscere i servizi offerti, le modalità e gli standard promessi, la destinazione delle singole strutture che è stata predisposta per il Museo. Sarebbe possibile prendere visione di quella del nascente museo?

E in ultimo, esiste una data definitiva di apertura? Se ci dovessero essere ancora problemi che la ritardano non sarebbe più  opportuno mettere a conoscenza con sincerità la città?

Fiducioso in una vostra risposta,

Porgo distinti saluti

Jacopo Suggi

 

Foto di livornodailyphoto

 

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