Fabrizio Breschi, perchè anche i “tubi” hanno un’anima!

C’è tempo fino al 17 Aprile per visitare la mostra “BRESCHI opere dal 1976 al 2016” ai Granai di Villa Mimbelli presso il Museo Civico “G. Fattori”.
“BRESCHI” è il titolo dell’antologia che raccoglie le opere esposte e non solo, raccoglie una vita, quella di un livornese DOC che, nonostante abbia un vissuto a Milano, non ha perso il suo accento e il suo spirito labronico.
Fabrizio Breschi, classe 1950, nato a Livorno, è stato appassionato di arte in tutte le sue forme fin da bambino. Sempre accompagnato dalla passione di esprimersi con la manualità, dote che si ritrova in tutte le sue opere di scultura e pittura. 
Frequenta il liceo Artistico e poi l’Accademia delle Belle Arti a Firenze dove ricopre anche un posto come assistente al pittore Aldo Turchiaro e dipinge moltissimo “in prevalenza paesaggi industriali come quelli che ogni giorno vedo dal treno alla periferia di Livorno, così simili a quelli dipinti dal grande Sironi” (così si legge nella sua autobiografia del catalogo della sua precedente mostra livornese del 1997). 
Da qui in poi le sue opere e personaggi cominciano a prendere forma sotto l’aspetto di “robot”, umanoidi ritratti in scene di vita quotidiana e di “tubi” che geometricamente scompongono sempre di più la tela.
Infatti le sue opere mostrano un leitmotif dove quella manualità entra nel quadro, le forme cilindriche e metalliche dei tubi si stagliano con tridimensionalità sulla tela e da lontano non sembra neppure che siano dipinti. Allo stesso modo l’uomo pittore si descrive e definisce l’umanità come un robot, una macchina, che vive in un mondo fantascientifico dove esistono ancora calde emozioni in contrasto con l’acciaio delle figure.

Oggi lo ritroviamo in questa mostra dal sapore nostalgico e maturo, dal 1986 ricopre la Cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano ed espone in molte città italiane e non solo.
La pittura e la scultura di Fabrizio Breschi si fondono e si contaminano a vicenda ottenendo pareri positivi da molti critici dell’arte.

Non per ultimo è presente nella sala dei Granai il modellino del prossimo “monumento” alla Piazza della Vittoria (Piazza Magenta) che verrà apposto a compimento del terzo lotto della Piazza Attias. Una grande “V” iniziale di Vittoria ma che rimanda alla mente, come ci ricorda lui stesso all’inaugurazione, al suo grande maestro di pittura e di vita Vitaliano De Angelis il quale aveva la sua bottega proprio la dove sorgeva l’antica Villa Attias.

La mostra è visitabile il venerdì pomeriggio  16-19), sabato e domenica (10-13 e 16-19).

Silvia Bontà

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