Discussione attorno al Museo della Città

Ieri, 20 ottobre 2016 dopo un lunghissimo silenzio si è tornati a parlare del Museo della Città, uno degli interventi finanziati con i fondi PIUSS, il cui cantiere ai Bottini dell’Olio, iniziato ormai da anni (la prima pietra nel 2013 con l’allora sindaco Cosimi), sembra sonnecchiare da mesi. Per la verità i lavori, almeno quelli inerenti la struttura, sono stati quasi portati a termine. Sembrano invece essere altri i problemi che ne impediscono l’apertura. Il progetto continua così a sollevare molti dubbi, che il gruppo politico Buongiorno Livorno vuole affrontare, perciò ha organizzato l’incontro “Il Museo è della città?” presso la Libreria Erasmo.

Lo scopo dell’incontro appare subito chiaro quando per Buongiorno Livorno prende la parola il consigliere comunale Marco Bruciati:
«Il museo della Città dovrebbe diventare un’importante luogo espositivo, non solo nel panorama livornese, si parla di uno fra i più importanti in Italia se si pensa alle dimensioni, oltre 3300 mq. Nonostante la data di apertura dovrebbe essere sempre più prossima, benché continuamente rimandata, ancora molti sono gli interrogativi riguardo al progetto, che consapevolezza ha la città e i suoi abitanti a riguardo?  E poi come si colloca l’intervento all’interno del patrimonio culturale livornese?»
Per far fronte a questi dubbi e molti altri, Buongiorno Livorno propone alla città di aprire un confronto, offrendo quindi uno strumento che secondo le parole di Bruciati è aperto a tutti e senza colore politico.
Per dar inizio ai lavori, il primo incontro ha visto intervenire il Prof. Mattia Patti docente dell’Università di Pisa e storico dell’arte, e Marco Cannito, consigliere comunale di Città Diversa, che sul progetto in questione e più genericamente sulla zona della Venezia porta avanti da anni numerose battaglie.

Che la situazione sia grave è ben evidente, grazie all’eloquente video mostrato in cui vengono intervistati gli abitanti della Venezia di cui la maggior parte ne sa ben poco del nascente museo, compresi i commercianti: chi pensa che lì ci sorgerà un parcheggio, chi un palazzo di qualche genere e chi spera solamente non vengano fatti ulteriori appartamenti. Altri invece sanno della destinazione museale, ma niente di più.

Mattia Patti sostiene che questo incontro pubblico sia fondamentale per arginare i problemi di un progetto nato già vecchio, con il limite di essere stato progettato con molta fretta, e con la stessa fretta si è dato il via al lavori. «Il concetto stesso con cui è stato concepito è sbagliato – continua Patti -perché si vede il museo come un contenitore, un contenitore di tutte quelle collezioni che non trovavano spazio nel Museo Fattori».

Ma cosa verrà esposto nel museo? «Secondo un vecchio documento del 2009 da allora ben poco aggiornato, vi troverebbero spazio documenti storici e fotografici, reperti archeologici, la collezione numismatica, l’arte sacra e reperti garibaldini, oltre che nuclei d’arte moderna e contemporanea, i quali, quest’ultimi, però in teoria dovrebbero andare a confluire in un nucleo distinto da quello della città», spiega Patti.

Per il Professore il Museo rischia di nasce come un’isola senza connessioni apparenti alla città, ne è la conferma il video mostrato poco prima. Il problema maggiore, identificato da Patti, è il vuoto delle competenze, necessarie per condurre un museo altrimenti il rischio è di dotare la città di uno strumento in più però la figura professionale che lo sappia utilizzare, come se un ospedale si dotasse di una sala chirurgica, senza però dotarsi di un chirurgo. Un’altra esigenza avvertita e evidenziata dal Professore è quella di dar modo a un comitato scientifico, eterogeneo e competente, di lavorare su un progetto a lungo termine, scongiurando così il rischio di un cacciucco di collezioni.

Il prof. Patti spiega perché il nostro museo della città nasce da un concetto vecchio, non dissimile dai musei civici allestiti fra ‘800 e ‘900 e che raccoglievano tutte le collezioni cittadine «mentre in tutto il mondo si discute e si sperimentano innovativi modelli di musei della città, il nostro nascerà su un antiquato modello, mentre dovrebbe funzionare da guida mostrando la storia del passato, ma anche raccontando il presente e come la città cresce e si sviluppa, aprendo un costante dialogo con la comunità. Assurgendo così anche al ruolo di memoria collettiva, penso ai bombardamenti, alle trasformazioni del porto, al cibo, flussi migratori ecc. Sicuramente non si deve optare per un di mausoleo senza vita, bisogna ripartire con la comunicazione attorno a questo grande animale».

Anche Cannito conosce bene la situazione, in particolare per quanto riguarda i retroscena politici attorno al progetto e all’interna area, che è bene ricordare vedrà sorgere anche uno o più palazzi a scopo abitativo. Secondo Cannito la situazione non sembra essere più chiara con la nuova amministrazione poiché si continuano a preferire intese private, e il solito scaricare colpe e responsabilità. Diventa importante quindi vigilare continuamente sul futuro dell’area e del museo. Evidente è anche, sempre secondo Cannito, l’importanza della sensibilizzazione e la promozione del progetto del Museo che rappresenta una grande opportunità per la città di Livorno, nonostante i molti problemi.
All’incontro erano presenti moltissimi operatori culturali livornesi, tra cui Veronica Carpita, direttrice della Fondazione Trossi Uberti, che sostiene quanto la realtà sia poco conosciuto anche dagli addetti ai lavori e perfino sul web si trova ben poco, aggiungendo che non esistono ricette prestabilite, ma l’unica maniera di risolvere i problemi del museo è studiare e coinvolgere il territorio. È intervenuto anche Massimo Sanacore, direttore dell’Archivio di Stato di Livorno, che ha espresso la sua preoccupazione per quanto riguarda i costi gestionali del Museo, che si stimano attorno agli 800.000, una cifra gravosa per una città come Livorno. Il Museo quindi, secondo Sanacore deve rendersi più appetibile, anche in ottica turistica.

La Professoressa dell’Università di Pisa Antonella Capitanio, si dice invece rattristata per la chiusura di un museo, Villa Maria, che vide aprire e ancor di più per un museo che non vedrà aprire, ma che ha visto costruire. Sollevando anche dubbi sul contenuto del museo, forse non abbastanza attraente e interessante. La Professoressa ha avanzato anche l’idea di un museo diffuso, utilizzando ad esempio le baracchine sfitte sul mare; stessi temi che ricorro anche nell’intervento di Pardo Fornaciari che dubita su ciò che verrà esposto nel museo, a suo avviso si dovrebbe invece optare a modelli più innovativi, come un museo che possa valorizzare anche la cultura immateriale livornese (canzoni, poesia, cibo ecc.).

L’incontro si è concluso con l’Assessore alla Cultura di Livorno Francesco Belais«condivido molti punti trattati oggi e ringrazio Buongiorno Livorno per questa bella opportunità; c’è completa disposizione e le porte sono aperte per iniziare un percorso insieme, credo che dovremmo lavorare per la cultura senza bandiere politiche di mezzo. Inoltre recentemente sono stato a Pistoia per capire come la città sia riuscita ad attivare il percorso per attestarsi Capitale della Cultura 2017: la speranza è che un giorno Livorno possa fare altrettanto, e per far questo il Museo della Città rivestirà un ruolo fondamentale».

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