Il circo, divertimento per chi?

Lo scorso 14 Gennaio diluviava. Me lo ricordo bene perché quel giorno tornai a casa con i jeans infradiciati fino al ginocchio e i piedi zuppi, nonostante la scelta di mettermi gli scarponi invernali.
Ero uscito, malgrado l’acquazzone, per andare alla protesta organizzata dai sostenitori dei diritti degli animali e dall’associazione Anima Animale Onlus. Il sit-in si svolgeva davanti ai cancelli del circo Medrano che aveva eretto i tendoni e le mastodontiche insegne al neon a Stagno, uno dei quartieri di Livorno.


Io, come sempre nella mia vita, mi son mosso spinto dalla curiosità. Avevo letto delle proteste su Facebook, ed ero curioso di sapere se questi animalisti si sarebbero riuniti di fronte ai cancelli del circo senza curarsi del mal tempo. Ed è andata proprio così.
Siamo rimasti lì all’addiaccio per più di due ore, con una volante della polizia a due passi e gli occhi puntati delle addette alla biglietteria del Medrano che ci squadravano con aria dubbiosa.
Le poche persone che quel giorno intrepidamente si avvicinavano all’ingresso del circo si sono trovate davanti ad una schiera di ombrelli aperti, tenuti alti come stendardi da gente che esortava mamme e bimbi a fare dietrofrontcon slogan che inneggiavano ai diritti degli animali ed esibendo pochi, ma chiari, cartelli dal significato inequivocabile: gli animali devono vivere in libertà!
Difatti la protesta verteva proprio su questo tema, ed era la chiave di volta di quel pacifico baccano che gli animalisti avevano messo in piedi.

circo medrano manifestazione zoo
foto www.liquida.it
Per dir la verità, non c’è stato un genitore, con figlio appresso, che abbia girato i tacchi mosso da una ritrovata compassione per quelle povere bestiole. In quell’occasione non ho visto un adulto, uomo o donna che fosse, prendere atto che pagare un biglietto per vedere animali chiusi in gabbia per la maggior parte del tempo e liberati solo per diletto del pubblico (e per arricchire le tasche dei circensi) fosse una cosa da non fare.
Al contrario, i bambini che a senso capivano la situazione sembravano meno convinti dei genitori sulla bontà dello spettacolo che andavano a vedere. Alcuni sembravano persino leggermente trascinati verso la biglietteria dalle mani fredde del genitore che l’aveva fin lì accompagnato sfidando il nubifragio. Ma, fortunatamente, in quell’occasione non si sarebbe svolto nessuno show animalesco, è proprio il caso di dirlo.
Infatti, sempre da Facebook, avevo appreso che il circo non era in regola coi permessi; non avevano l’autorizzazione per issare i tendoni a Stagno e per questo non potevano esercitare la loro professione. Alla biglietteria le commesse scuotevano la testa scusandosi con i pochi spettatori ed esortandoli a tornare il giorno dopo, quando sicuramente l’impiccio con l’amministrazione locale si sarebbe risolto.
Tuttavia gli animalisti si erano comunque riuniti per protestare e per vigilare. Il rischio, mi spiegarono alcuni di loro, che il Medrano imbastisse i suoi “spettacoli” era troppo grande per non scendere comunque in piazza.

animali livorno circo protesta animalisti
animalisti.it

Passate due ore la protesta andava scemandosi, ed io me ne ritornavo zigzagando tra le pozzanghere di pioggia verso la macchina. Ero infreddolito e bagnato fradicio fino al midollo, ma almeno in parte rincuorato di aver fatto la cosa giusta. Mi dicevo, appunto, che c’era stato un cambiamento negli sguardi dei bambini che avevano assistito a quella protesta un po’ matta. Avevo notato almeno una sfumatura di dubbio in quei piccoli occhi sgranati. E quando uno dei contestatori si era accucciato per parlare con un bimbo e gli aveva chiesto se preferiva vedere gli animali in gabbia o in libertà, la risposta non si era fatta attendere: animali in libertà.

Se anche un bambino capisce una realtà così semplice, cioè che la libertà è meglio della prigionia, perché dobbiamo finanziare con i nostri soldi la detenzione di esseri innocenti?
Non voglio addentrarmi nelle polemiche che vedono il Medrano accusato, a ragione o a torto, di maltrattamento di animali. O nella questione dei permessi e della legittimità del circo di esercitare a Livorno. O, ancora, dei regolamenti comunali che vieterebbero l’impiego di animali esotici negli spettacoli circensi.
Tutte queste cose le lascio a chi, più di me, è ferrato in materia di leggi e regolamenti.
Nel mio piccolo mi limito solamente a destare il bambino che è dentro di me, e a fargli osservare ciò che succede. Poi lo interrogo: “Tutto questo è giusto per te?” . 


La settimana dopo sono tornato dai miei cari amici animalisti. Questa volta il circo si era spostato al Pala Modigliani dove il Prefetto li aveva fatti attendare dopo l’altolà del Sindaco che di fatto li aveva fatti sgombrare.
Arrivato lì, constatai subito che c’era molta più gente che voleva entrare, e di fatto entrava senza nessuna apparente incertezza. A pochi passi dall’entrata, dietro una cancellata grigia, tre elefanti stavano tristemente passeggiando all’interno di un perimetro di qualche metro quadro, ricoperto di sabbia. Le creature sembravano essersi appena svegliate da un lungo sonno: due di loro non facevano altro che dondolarsi sulle zampe, così placidamente e senz’anima che sembravano sballottati da onde invisibili. Come relitti abbandonati in mezzo al mare.
Il terzo aveva come un fremito che partiva dalle zampe posteriori e saliva su fino alla spina dorsale. Questo strano ticchettio che faceva col suo corpo da gigante lo rendeva tanto buffo quanto penoso.
Non sono certo un biologo o un veterinario, ma non ci vuole una grande mente per capire che i pachidermi, abituati per natura a percorrere chilometri e chilometri, si possano sentire un pochino a disagio nel viaggiare su ruota in lungo e in largo per l’Italia. Ore ed ore in autostrada a qualsiasi condizione e temperatura dentro a container che ricordano gulag sovietici.
Mastodontiche creature stipate come sardine, da esibire come trofei vivi alla prossima tappa di un tour degli orrori.

A protestare quella volta restai solo un’ora, e mi bastò. Forse perché c’era il sole e non la pioggia, o forse perché nemmeno negli occhi dei bambini lessi una certa comprensione, ma constatare che giovani coppie si facevano selfie con alle spalle uno dei miei tristi pachidermi mi aveva fatto passare la voglia di protestare.
Questa volta me ne andai deluso. Pensando a Livorno e al fatto che noi dovremmo aver imparato la lezione. Noi, che abbiamo avuto Gigi Balla e Miky il leone, dovremmo aver capito come si riduce un essere vivente chiuso per anni e anni in una gabbietta larga qualche metro…

Fra qualche giorno, il circo cambierà città e io mi dimenticherò di quanta poca sensibilità i miei concittadini hanno mostrato rispetto a questo tema. Il circo con gli animali però è una realtà che non finirà una volta che il Medrano lascerà Livorno. Altri al loro posto arriveranno sfoggiando il loro parterre di schiavi, e nuovi spettacoli saranno allestiti per la gioia di grandi e piccini.
Permettetemi una chiusa in odor di moralismo, ma forse è il momento di pensare a che tipo di esempio vogliamo dare ai nostri figli e alle future generazioni, e iniziare a fare una cosa molto semplice: non dare quattrini a chi sfrutta gli animali.
Basterebbe così poco per migliorare quello che siamo.

Luca Orioli

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