Chi non risica non rosica

LivornoDailyPhoto

In attesa della Coppa Barontini che si svolgerà sabato 20 giugno in occasione della Notte Blu livornese ripensiamo a come è stata vissuta la precedente gara, la Coppa Risi’atori, tenutasi qualche settimana fa. 


Chi non risica non rosica” dice così un vecchio proverbio toscano, forse proprio d’origine livornese. 
Da cui i cosidetti “risicatori”, “risi’atori”, o “arrisicatori”, ovvero quei marinai che nel Seicento si guadagnavano il pane mettendo a rischio la propria vita per accaparrarsi il diritto di scarico di una nave in rada. Sfidavano il mare in tutte le stagioni e le condizioni pur di arrivare primi. Ma i risi’atori spesso erano anche coloro che non esistavano neanche un istante a lanciarsi in mare con le proprie imbarcazioni per aiutare qualcuno in difficoltà. Da qui nacque l’idea di intitolare la gara remiera a quegli uomini valorosi per ricordare le loro gesta.

Mi accompagnano queste informazioni mentre vado ad assistere alla gara, mi immagino come doveva essere all’epoca, una battaglia a colpi di remi, fino alla fine, con urla e grida di incitamento. Oggi siamo nel 2015, pensavo, non essendo una rievocazione storica ci sarà meno enfasi ma essendo una gara sarà in ogni caso seguita…!

Mi siedo sulle spallette della Nuova Darsena dove c’è il nuovo centro di Porta a Mare e aspetto… accanto a me due signori… davanti, sopra le cantine, una folla di poche decine di persone… eppure sono 5 alle 18, tra poco partiranno. Dopo pochi istanti una voce all’altoparlante annuncia la partenza dei gozzi dalla Meloria ma, un po’ il traffico, un po’ il mezzo di comunicazione tremolante, si riesce appena ad intuire quello che sta accadendo a 7600 metri da noi. 

(Marzi Pentafoto)


Altri minuti di silenzio… ogni tanto riprendono la “cronaca” della gara e si intende, sempre per chi ha buone orecchie, che il Venezia sta conducendo la gara in solitaria.
Passano i minuti… tra la gente sulle spallette che aspetta ci si guarda negli occhi… si parla del più e del meno, si pensa alla cena o agli appuntamenti del giorno dopo. Ogni tanto passa qualche gabbiano che anima la visuale sempre uguale per minuti interi.
Chissà come starà andando la gara in mare… i ragazzi… urlo un “forza” dentro di me sperando che mi sentano.

È passata una buona mezz’ora e l’altoparlante riprende vita, si anima per l’arrivo del primo concorrente, il Venezia, che, accolto dai suoi, taglia il traguardo. E gli altri? A che distanza sono? Stanno sempre combattendo? Non ce la fanno più? Arrivano alla spicciolata: chi spinge con le ultime forze, chi ha davvero tirato i remi in barca e adesso l’altoparlante distintamente dice “fate un applauso al gozzo del…” ma mi sa che non gli serve più il nostro applauso.

Una gara estenuante, la più faticosa tra le gare remiere dove davvero si vede la testa, il cuore e il fisico dei livornesi di oggi. E io, noi, qui sulla spalletta ad applaudire tutti questi ragazzi solo per gli ultimi 50 metri… beh, in effetti, forse neanche nel Seicento c’era il tifo e il tragitto era inverso a quello di adesso, ma siamo nel 2015, ora, che non ci sia un modo per far sentire ai ragazzi la partecipazione del pubblico e al pubblico far vedere passo passo la forza dei ragazzi? 
Mi vengono in mente dei mezzi di comunicazione banali… un maxi schermo…! Penso che come nel Giro d’Italia ci sono le motociclette che seguono gli atleti perché per una gara così impegnativa non è previsto qualcosa di coinvolgente? 

Un Grazie di cuore a tutti coloro che, nonostante tutto, portano avanti la storia livornese e alla prossima gara!


LivornoDailyPhoto-Coppa Risi’atori 2015





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