BE DES BE DIFFERENT – La sfida Green di Livorno

Da qualche anno a questa parte, a Livorno, due volte l’anno per due giorni consecutivi, si respira un’aria diversa: l’aria delle feste del DES.

Maggio e Settembre sono i mesi in cui si svolge l’evento organizzato dal Distretto di Economia Solidale, un’associazione di volontari che operano nel mondo delle produzioni biologiche e biodinamiche, eco artigianato locale, design, DIY, energie rinnovabili e bioedilizia, associazionismo e arte: si riuniscono creando una vera e propria fiera basata su principi etici della vita quotidiana. Incuriosita da questi eventi mi è capitato di conoscere Giada Ciari, l’attuale presidente, con la quale ho scambiato due parole per comprendere meglio questa bellissima realtà. 

Come è nato il DES
È un percorso nato due anni fa come rete informale di realtà già preesistenti legate dal filo rosso dei valori propri dell’economia solidale che abbiamo poi messo in una “carta dei valori e dei principi comune” che ogni socio aderente ora deve accettare firmare e rispettare.
È nato dall’idea di dare unità e visibilità ad associazioni, venditori, cooperative, operatori dell’ingegno che operano nel settore dell’economia solidale e nello stesso tempo dare alla cittadinanza un’occasione unitaria per vedere praticamente questa nuova realtà.

Come funziona la gestione del DES? 
Abbiamo scelto di avere due presidenti in contemporanea per un’ottica di trasparenza e maggior rappresentanza possibile, in carica 6 mesi; in questo momento siamo due donne: io e  Maria Giovanna Morelli. Dopo questi 6 mesi, che scadranno a fine settembre, il consiglio dei soci si riunirà in assemblea per decidere i nuovi presidenti. Non è una forma stabile anzi spero che la funzione ruoti anche per responsabilizzare sempre al massimo tutti i nodi della rete.


Vi definireste un’associazione di imprenditori? 

No, noi assolutamente siamo un’associazione di volontariato e culturale perché principalmente ci impegniamo a “divulgare”. Poi ognuno di noi è imprenditore nel suo piccolo però è un imprenditore diverso. È proprio su questa differenza che è nata la ricchezza della rete, anziché sentirci dei “Panda isolati” facciamo capire che la nostra differenza sul territorio è una ricchezza forte che può creare sviluppo e posti di lavoro.

Da quando è iniziato questo percorso è stato ben accolto oppure è stato difficile?

È stato un crescendo inarrestabile – afferma sicura Giada Ciari –  perchè i momenti di valorizzazione (eventi) sono stati un vantaggio per tutta la rete; quindi da essere un’idea nebulosa è diventata una cosa reale di cui si vedono oggettivamente dei vantaggi. Le persone e le organizzazioni si sono sentite parte di un tutto, la rete è diventata davvero un insieme di nodi che via via si sono contagiati tra di loro e sono nate idee imprenditoriali comuni tra organizzazioni che prima non si conoscevano; ciò ha creato valore e ha creato anche una comunità perché ora siamo già più di 50. Questo è un successo perché di solito quando si parte prima informalmente e poi si struttura un percorso che porta alla formalità, spesso la formalità spaventa e allontana mentre qui è stato davvero un momento di convergenza massima in cui tutti hanno sentito l’esigenza di questo passo ulteriore, non ci sono state forzature c’è stata una bella condivisione e circa 6 mesi per scrivere lo statuto!
Qual è il vostro rapporto con i cittadini durante le giornate di eventi?
Lo scopo base è divulgativo, è l’informazione. Partiamo dall’informazione sui piccoli valori, sui piccoli gesti che possono cambiare realmente le abitudini quotidiane dei cittadini, perché c’è il cittadino che non conosce e il cittadino “consapevole”; l’investimento che facciamo noi con l’informazione è “generare consapevolezza” ovvero innescare quelle domande che pungolano e rimangono nella mente delle persone. È vero ci sono cose che a livello di prezzo vengono percepite molto care, inaccessibili, però è la lotta al cambiamento del consumo che fa capire poi nel lungo periodo  che in realtà sto risparmiando perché non creo un impatto sull’ambiente, perché non distruggo il mio territorio, perché riuso una risorsa fino all’infinito possibile. Inoltre investiamo moltissimo sui bambini perché hanno la capacità di trasmettere a tutto il nucleo familiare tutta una serie di insegnamenti e l’importanza della consapevolezza dei gesti quotidiani. Appena viene spiegata una cosa i bambini si appassionano e cominciano dai nonni ai genitori a far rispettare le buone pratiche. Sono dei veicoli fantastici per il cambiamento e non lo vedono come un ostacolo ma come una sfida nuova da vivere. Sicuramente sono degli insegnamenti molto belli che rimangono e che li formano diventando più consapevoli. Per fare tutto ciò organizziamo laboratori, workshop per bambini.


In una città come Livorno quindi quanto conta questa divulgazione? 
Soprattutto in una città come Livorno conta tantissimo dal momento che lavorare in questo settore a Livorno non è semplicissimo! È difficile in quanto è un lavoro costante, continuo, è come far cadere un velo, perché le persone spesso non vogliono vedere quanti comportamenti errati e dannosi per l’ambiente e per la comunità creano, spesso sono molto individualisti, il problema è farli uscire dal circolo vizioso dell’io imperatore e renderle parte di un tutto. È un investimento sul lungo periodo che deve essere fatto con calma e tranquillità perché ovviamente combattiamo contro la mentalità del consumatore schiavo del marketing mediatico che subiamo tutti i giorni. La cosa più difficile è non far pensare le persone in maniera egoista nei confronti dell’ambiente e del territorio; occorre riappropriarsi del senso di comunità nella consapevolezza della conservazione di una risorsa finita che deve per forza essere garantita a chi verrà dopo di noi nel modo migliore possibile.
Questa esperienza del DES ha trovato altri terreni fertili?
Certo. Ci sono anche altre esperienze, come a Pisa, estremamente di valore, più avanzate rispetto alla nostra perché hanno un’esperienza di un decennio alla quale potevamo tranquillamente aderire e connetterci.  Però quel territorio ha specificità nettamente diverse dalle nostre e avremmo rischiato di non mettere sotto la lente d’ingrandimento quelli che sono i problemi reali che a Livorno vanno affrontati e vanno guardati attentamente. Secondo noi era importante creare un DES a Livorno perché la città è stata vista per anni come la discarica della Toscana, come città industriale portuale che non potesse avere un lato “green”. La nostra è una delle province con meno terreno agricolo; occorre riscoprirla in un’ottica di valorizzazione del territorio.
Inoltre i DES si riuniscono in RES quindi il prossimo punto che affronteremo sarà metterci in rete con gli altri distretti, come Pisa, per avere altri spunti collaborativi e fare piano piano altri passi in avanti.
In attesa di vedervi all’opera con le prossime giornate del DES dacci un’anticipazione sensoriale di come vengono vissute!
Sono massacranti, ogni volta, a una settimana dall’evento, tutto diventa ancora più frenetico e quasi me ne pento! (scherzo ovviamente) ma poi quando sono lì la cosa che mi dà più soddisfazione è vedere i sorrisi della gente delle famiglie e dei bimbi che corrono a piedi nudi sull’erba allora mi rendo conto che ho durato fatica per qualcosa di bello  e sono contentissima. Le persone ci dicono che alle nostre fiere “si respira un’altra aria” e che sembra di essere veramente in un’altra Livorno. La costruzione dell’evento è un processo partecipativo dal basso esclusivamente volontario che tira fuori un livello di ricchezza collettiva incredibile: per quanto mi riguarda è meglio di uno stipendio da capogiro. Ci auspichiamo che il DES riesca a mettere anche delle radici per far avere un riferimento a cui fare capo perché spesso tutti ci chiedono “ma dove siete” e rispondiamo “siamo dei nomadi”, siamo ovunque perché ognuno di noi è il nodo della rete e anche banalmente per riunirci, come facciamo ogni settimana, ogni nodo offre il proprio spazio dunque anche questa è una bella difficoltà ma forse è anche quello che ci caratterizza.

Felicissima di sentire parole nuove lascio Giada ai suoi mille impegni con l’intento di risentirci nuovamente per dare voce a questa nuova mentalità.


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