L’antica Livorno dei Teatri.

Forse non tutti sanno che Livorno in passato è stata una città con una fervente attività culturale che non aveva niente da invidiare a città più grandi, come Firenze o Lucca.

A partire dal Seicento, fino ai terribili anni della Seconda Guerra Mondiale, Livorno è stata sede di molteplici teatri e perciò meta di tantissime tournée.

E questo, caro lettore, significa solo una cosa: in passato non era assolutamente raro che a Livorno soggiornassero artisti e intellettuali di fama nazionale e internazionale, come oggi capita a città del calibro di Milano e Roma.

Livorno Città del Teatro.

Pensa che verso la fine dell’800 nella nostra città esistevano contemporaneamente 9 spazi teatrali!

Erano tutti in grado di contenere centinaia, se non migliaia di spettatori ed erano metà molto ambita dalle tourneé di compagnia di fama nazionale e internazionale.

Di questi, purtroppo solo il Teatro Goldoni è sopravvissuto fino ad oggi ed è anche per questo motivo che è un bene prezioso per la nostra città.

Gli altri teatri hanno subito quasi tutti la stessa sorte. Prima un lento declino e poi la chiusura. Molti di essi vennero gravemente danneggiati o distrutti dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, per cui vennero completamente demoliti durante la fase della ricostruzione della città. Le attuali vie richiamano i nomi dei teatri che sorgevano al loro posto (Via degli avvalorati, via dell’arena alfieri, ecc…).

 

Timeline teatri storici livorno
Timeline teatri storici livorno

 

10 bellissimi teatri livornesi che non esistono più (tranne uno).

Se conoscessi il mitico Doc Brown, gli chiederei di prestarmi la sua Delorean per poter fare un viaggio nel tempo e vedere con i miei occhi questi splendidi edifici teatrali. Ma ahimè, Doc Brown e la sua Delorean sono solo parte della famosissima trilogia di Robert Zemeckis, perciò a me e a te che stai leggendo, non resta che volare indietro nel tempo con la macchina della fantasia.

Sei pronto? allacciati le cinture, perché il viaggio sarà lungo e per raggiungere la prima tappa, dovremo tornare molto indietro, nella Livorno del diciassettesimo secolo!

Per orientarci meglio, puoi usare questa mappa tematica che abbiamo realizzato per te!

 

1. Il Teatro delle Commedie (O Stanzone delle Commedie).

Il Teatro delle Commedie è il più antico teatro di Livorno e si trovava nei pressi dell’attuale Chiesa di San Sebastiano.
Per conoscerlo abbiamo dovuto viaggiare indietro nel tempo fino al Seicento, più precisamente fino al 1658, data della sua apertura.
Il teatro inaugurò con una splendida e ricca stagione teatrale che, in poco tempo, rese piuttosto famosa la nostra città nel panorama culturale dell’epoca.

La struttura.

La sua struttura era ad ellisse, con la scena sul lato meridionale.

Siamo stati fortunati, perché grazie al nostro immaginario viaggio nel tempo, siamo capitati di fronte al Teatro delle Commedie proprio in una sera di spettacolo, perciò abbiamo la ghiotta occasione di entrare al suo interno e vedere come era fatto.

Al momento della sua nascita, lo Stanzone delle Commedie contava 41 palchetti, distribuiti su tre ordini, di cui i tre centrali erano riservati alla famiglia sovrana. Era un gioiellino, elegante e raffinato e noi non possiamo non rimanerne affascinati.

Ma il teatro non è sempre stato così nel corso della sua vita, quindi sbrighiamoci a far un doveroso inchino verso la famiglia sovrana, perché adesso dobbiamo far un piccolo salto in avanti nel tempo.
In un secondo momento, infatti, il teatro venne ampliato con l’aggiunta di ulteriori 24 palchi e la soprelevazione di un quarto ordine di legno.

In questo modo lo Stanzone delle Commedie aveva ben 87 palchi.

Questa è stata la sua massima espansione in termini architettonici, mentre la sua fama in termini culturali è stata dovuta soprattutto all’Accademia dei Dubbiosi che ne fece la sua sede a partire dal 1662.

Piccola Curiosità sul Teatro delle Commedie.

Si narra che questo teatro veniva spesso frequentato da Carlo Goldoni e che proprio qui, dopo aver visto alcune commedie di Girolamo Medebac, decise di abbandonare definitivamente l’avvocatura per dedicarsi a tempo pieno al teatro e alla stesura delle commedie.
E’ perciò anche un po’ merito di Livorno, se la cultura teatrale italiana è stata arricchita dal prezioso operato di Goldoni, non trovi?

Il declino del Teatro delle Commedie.

Purtroppo, anche le cose più belle sono destinate a finire e il Teatro delle Commedie iniziò a subire un lento declino nel corso del Settecento. Sul finire del secolo venne quindi trasformato in abitazioni, ma la sua memoria vive ancora oggi.

Il piccolo spazio teatrale in via Giovanni Maria Terreni si chiama “Nuovo Teatro delle Commedie” proprio in ricordo del primo e più antico teatro della nostra città.

 

 

2. Il Teatro degli Avvalorati.

E’ ora di tornare a bordo della nostra macchina del tempo e andare avanti fino al 1782, data dell’inaugurazione del Teatro degli Avvalorati, che all’epoca della sua nascita si chiamava Teatro degli Armeni.
Il primo spettacolo che vi andò in scena fu l’opera “Adriano in Siria” di Luigi Cherubini con libretto di Pietro Metastasio. Solo qualche anno dopo, nel 1790 il teatro venne acquistato dall’Accademia degli Avvalorati, prendendo appunto il nome di Teatro degli Avvalorati.

Interno del Teatro degli Avvalorati a Livorno
Interno del Teatro degli Avvalorati a Livorno

La struttura.

Durante il corso dei suoi primi anni di vita, il teatro venne ristrutturato più volte, ma credo che sia meglio far un piccolo salto in avanti nel tempo e fermarsi all’anno 1867, data in cui esteriormente il teatro assunse finalmente l’aspetto definitivo. Da questo anno in poi la facciata era rivolta verso il Palazzo Comunale. Era costituita da tre piani e da tre ingressi, con finestre alternate da maestose colonne ioniche.
Un piacere per gli occhi, che si ripercuote anche all’interno della struttura.

Esterno del Teatro degli Avvalorati a Livorno
Esterno del Teatro degli Avvalorati a Livorno

Anche stavolta siamo capitati in una sera di spettacolo, quindi affrettiamoci ad entrare per ammirare come era fatto al suo interno. Se alziamo lo sguardo in alto, notiamo che il teatro dispone di ben 126 palchetti su cinque ordini. Insomma, mica poca roba! E la platea non è da meno: è larga 15 metri e lunga 18.

Per finire di raccontare la storia di questo teatro, dobbiamo far ancora un nuovo salto in avanti nel tempo e arrivare al 1919, quando Torello Macchia demolì il quarto e quinto ordine di palchetti per farne una galleria e ampliò ulteriormente il palcoscenico.
Il Teatro degli Avvalorati però era destinato ancora a cambiare e lo fece per rimanere al passo coi tempi, trasformandosi da lì a pochi anni in una sala cinematografica, in cui venivano proiettati film in prima visione, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Sarebbe bello poter rimanere qui seduti in platea e gustarsi un film, ma purtroppo dobbiamo andar via e visitare ancora tanti altri teatri storici livornesi.

La fine del Teatro degli Avvalorati.

Lasciamo quindi il Teatro degli Avvalorati, salutandolo con un addio, perché purtroppo a causa dei bombardamenti aerei del secondo conflitto mondiale, il teatro subì dei forti danni e perciò si decise di abbatterlo per costruire al suo posto un viale alberato: l’ attuale Viale degli Avvalorati, appunto.

 

 

3. Il Teatro San Marco.

Nuovamente a bordo della nostra macchina della fantasia, viaggiamo ancora una volta nel tempo e torniamo ai primi anni del diciannovesimo secolo. Più precisamente ci fermiamo al 27 aprile1806.

Ci troviamo in via San Marco, di fronte al teatro più sontuoso della città, il Teatro San Marco, nel giorno della sua grande inaugurazione. Il teatro per ora non ha però il nome con cui ancora oggi lo conosciamo, ma è stato chiamato Teatro Carlo Ludovico, in onore del figlio della regina d’Etruria Maria Luisa di Borbone e Spagna.
All’inaugurazione sono presenti gli esponenti delle famiglie più facoltose della nostra città, nonché personalità di spicco della cultura dell’epoca. In parole povere, ci troviamo in mezzo a gente importante e l’aria che si respira è quella dei grandi eventi.

Non potrebbe essere altrimenti, perché ci troviamo di fronte ad uno dei principali teatri italiani dell’Ottocento nonché al teatro più elegante di Livorno, superiore per apparato decorativo anche al più ampio Teatro Goldoni!

Interno del Teatro San Marco a Livorno
Interno del Teatro San Marco a Livorno

La struttura.

Siamo fuori dal teatro, in attesa di entrare e perciò possiamo ammirarne la splendida facciata, ornata da un portico con un colonnato ionico, davvero magnifico ed elegante.

Quando finalmente riusciamo ad accedere all’interno, ci troviamo dentro un vestibolo e alla nostra destra si apre la platea.

Senza perdere tempo, accediamo a questa parte della struttura, ritrovandoci dentro una sala enorme (19 metri di lunghezza per 17,5 metri di larghezza). Alziamo lo sguardo e possiamo ammirare i 136 palchetti disposti su cinque ordini, tutti dipinti da Luigi Ademolio e ornati da Luigi Tasca. Si tratta di decorazioni molto suggestive, che donano alla struttura un’aria neoclassica. Lo stesso gusto lo ritroviamo anche nelle decorazioni del sipario, anch’esse ad opera di Luigi Ademollio e raffiguranti Il Trionfo di Cesare.

La realizzazione di questo teatro avvenne in tempi piuttosto brevi. La sua progettazione fu fatta ad opera di Luigi Gragnani, che fin da subito prevedeva la sua ubicazione proprio qui, a breve distanza dal Quartiere della Venezia Nuova e a pochi metri dalla Chiesa Santa Caterina.

Se facciamo un piccolo salto in avanti, notiamo che il teatro nel 1852 viene ristrutturato da Giuseppe Cappellini, la cui fama era legata alla realizzazione del Teatro Goldoni.

Il declino del Teatro San Marco.

Ciò però non bastò a salvare il teatro da un rapido degrado, che arrivò ad una vero e proprio stato di abbandono e incuria nei primi anni del ventesimo secolo.

Per rendersene conto ci basta viaggiare nel tempo fino al 1921, addentrarci dentro il Teatro San Marco nel giorno del congresso costitutivo da cui poi nascerà il Partito Comunista d’Italia. Come altri partecipanti, siamo costretti ad aprire un ombrello per ripararci dalla infiltrazioni d’acqua piovana, che stanno bagnando la sala.

E’ triste notare come un teatro così sontuoso e meraviglioso, adesso versi in queste condizioni. Il Teatro San Marco, purtroppo, è destinato ad essere praticamente solo un ricordo, nonostante durante il fascismo riuscì a tornare in auge. Ma ancora una volta i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale hanno privato la nostra città di un pezzo della sua identità culturale.

La fine del Teatro San Marco.

Il teatro San Marco venne pesantemente danneggiato e nel dopoguerra si decise di abbatterlo, nonostante l’annesso Casino (un tempo la sede dell’accademia del teatro) fosse ancora agibile.

Ad oggi la struttura è inglobata in una scuola d’infanzia, ma fortunatamente possiamo ancora ammirarne alcuni ruderi del perimetro e parte della facciata che è stata restaurata recentemente con il ripristino degli intonaci e il consolidamento della pietra serena (il 6 aprile 2017).

 

Resti del Teatro San Marco Livorno
Resti del Teatro San Marco Livorno (Foto Di I, Etienne (Li), CC BY-SA 3.0, wikimedia)

 

4. Il Teatro Rossini.

Continuiamo il nostro viaggio nel tempo e facciamo ritorno al 25 Ottobre 1842, il giorno dell’inaugurazione di un altro piccolo gioiellino teatrale di Livorno, il Teatro Rossini.

Scendiamo dalla nostra macchina del tempo e ci ritroviamo di fronte a questo edificio teatrale, anch’esso progettato da Luigi Gragnani. Forse se ci guardiamo intorno possiamo riconoscere il posto della città in cui, un tempo, si ergeva questo teatro.

Certo la Livorno dell’Ottocento è molto diversa da quella in cui noi viviamo, ma forse possiamo riconoscere di essere poco lontani da Piazza Cavour e dal Mercato Centrale, che però ancora non è stato costruito. In pratica, guardando la cartina attuale della nostra città, possiamo affermare con certezza che il Rossini fu eretto a metà strada tra Via Rossini e Via dei Fulgidi.

La struttura.

Essendo giorno di inaugurazione del Rossini, il teatro è aperto e quindi abbiamo la ghiotta possibilità di entrare e vedere come era fatto al suo interno, oltre che ad assistere al Mosè in Egitto, di Gioacchino Rossini.

Subito ci salta agli occhi che il teatro non è grandissimo, ed infatti ha una capienza massima di 1000 spettatori che possono sedersi in platea, larga 14 metri e lunga 15, o accomodarsi in uno dei 130 palchetti, disposti su cinque ordini. In compenso, però, il Rossini ha un palco molto ampio che ha consentito la messinscena di opere liriche molto sfarzose dal punto di vista scenografico.

Anche se non troppo grande, il teatro era comunque un piacere per gli occhi, con i suoi interni rifiniti con lucide modellature di gesso “a scagliola” e con le quattro stupende cariatidi presenti nel foyer, opera del celebre Giovanni Dupré.

Fin dalla sua nascita il teatro Rossini ha ospitato ricche stagioni liriche, che hanno contribuito a rendere famosa Livorno in ambito operistico.

Le Stagioni del Teatro Rossini.

teatro rossini livorno distrutto
I resti del Teatro Rossini, a Livorno

Al Rossini infatti furono allestiti spettacoli importanti, come Nabucco, Ernani, i due Foscari, Giovanna d’Arco. Poco più tardi fu poi possibile vedere la messinscena di altrettante famose opere liriche, come Madama Butterfly, Carmen, Fedra e molte altre.

Altrettanto di rilievo furono le stagioni di Prosa del teatro Rossini. Qua ad esempio è avvenuta, il 2 dicembre 1905 la prima nazionale del “Sogno d’un tramonto d’autunno” di Gabriele D’Annunzio; inoltre, le assi di questo palcoscenico furono calpestate da attori e cantanti lirici di fama nazionale e internazionale, come la splendida Georgette Leblanc.

Il declino e la fine del Teatro Rossini.

Purtroppo a partire dai primi anni del ventesimo secolo, anche il Teatro Rossini ha conosciuto un periodo di declino che si è concluso con la chiusura del teatro nel 1924.

Forse consapevoli del valore di questo piccolo teatro, i livornesi non hanno mai avuto il coraggio di abbattere l’edificio, ma ancora una volta la Seconda Guerra Mondiale e i suoi bombardamenti hanno distrutto anche la più remota possibilità di poter riaprire il Rossini.

Nel dopoguerra, in una Livorno provata dal conflitto, povera e affamata, l’edificio si presentava ormai del tutto compromesso e alla fine si decise per il suo abbattimento, per far nascere al suo posto una banca.

 

 

5. Il Teatro Goldoni

Saliamo nuovamente a bordo della nostra macchina immaginaria e torniamo indietro nel tempo fino al 24 Luglio 1847.

Se guardiamo fuori dal finestrino vediamo davanti a noi un edificio che riconosciamo al primo sguardo, il Teatro Goldoni, o meglio il Teatro Leopoldo. Per essere chiamato come noi oggi lo conosciamo, il teatro deve attendere infatti l’Unità d’Italia.

Di fronte al teatro ci sono un sacco di signore e signori ben vestiti, che scendono dalle loro carrozze. Sono probabilmente gli esponenti delle famiglie più importanti della città, che in un’atmosfera frizzante e di festa, nonostante il caldo afoso, si apprestano ad entrar dentro l’edificio. Stiamo assistendo alla grande inaugurazione di quello che è e sarà anche oggi il più grande teatro cittadino di Livorno.

Ma stavolta non ci uniamo ai signorotti della città, ce ne rimaniamo seduti in macchina e se proprio vuoi visitare il Goldoni, ti ricordo che attualmente il teatro è sempre aperto e che vengono organizzate anche delle visite guidate per ammirarne gli interni e la bellezza, non molto dissimile da quella che hanno visto i Livornesi di metà Ottocento.

La travagliata costruzione del Teatro Goldoni.

Quello di cui invece voglio parlarti è della sua travagliata costruzione, fortemente voluta dall’impresario Francesco Caporali e da suo figlio Alessandro nel 1842.

I due affidarono la progettazione ad il giovane architetto Giuseppe Cappellini, di cultura neoclassica formatosi presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Sia il progetto, che venne più volte cambiato e migliorato dal Cappellini che la stessa costruzione del teatro, seguirono un percorso non facile che è durato diversi anni, a causa di imprevisti e ritardi.

Il progetto infatti era piuttosto fastoso e dispendioso, motivo per cui alla fine venne realizzato un edificio teatrale decorativamente più modesto rispetto al progetto iniziale, a causa della mancanza di finanziamenti. Fortuna vuole che, però, i soldi per costruire lo splendido lucernario sulla sala siano stati trovati e che possa, ancora oggi, essere ammirato.

Dopo poco l’inaugurazione l’edificio sembra essere destinato a chiudere, e ha dovuto subire un primo restauro negli anni immediatamente precedenti l’Unità d’Italia.

In quel periodo la gestione del teatro passa di mano in mano a diverse organizzazioni, fino ad arrivare ad essere acquistato dall’Accademia Goldoni.

L’attività del Teatro Goldoni.

E’ da questo momento che il teatro assume il nome con cui lo conosciamo ancora oggi e è da questo momento in poi che conosce un periodo fertile e di successo, dovuto soprattutto alla
fortunata coincidenza di entrare in attività nel periodo in cui il ben più sontuoso Teatro San Marco iniziava il suo inesorabile declino, insieme ad altri teatri che ebbero momenti di crisi.

Questa circostanza fa sì che al Goldoni potessero essere organizzate ricche stagioni liriche e di prosa, che confluirono al suo interno i nomi più importanti dell’allora panorama teatrale italiano e internazionale.

Per questo motivo adesso facciamo una capatina nell’anno 1890 per assistere per qualche minuto
alla rappresentazione di Cavalleria Rusticana del nostro concittadino Pietro Mascagni.
Quest’opera, famosissima nel mondo già allora, richiamò nella nostra città numerose personalità dell’epoca e fece del teatro un punto di riferimento per le opere di Mascagni.

Il Teatro Goldoni rimase al passo coi tempi nei primi anni del Novecento, accostando la propria attività teatrale, le prime proiezioni cinematografiche.

La ristrutturazione e la rinascita del Teatro Goldoni.

Sopravvissuto ai bombardamenti aerei del Secondo Conflitto Mondiale, il Goldoni ha continuato la sua attività fino agli ottanta, quando venne dichiarato inagibile.
Allora il teatro viene acquisito nel patrimonio comunale e venne dato l’avvio ad un restauro lungo, portato avanti tra molteplici difficoltà.

Ma finalmente, il 24 Gennaio 2004 il Goldoni aprì nuovamente i battenti, con una grandiosa inaugurazione a cui partecipò anche il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Sul palco, andò in scena, ovviamente, la Cavalleria Rusticana del nostro Mascagni.

 

Interno del Teatro Goldoni di Livorno (Di I, Etienne (Li), CC BY-SA 3.0, wikimedia)

 

6. Il teatro Politeama.

E’ arrivato il momento di mettere nuovamente in moto la nostra macchina immaginaria e di vedere la nascita del grandioso Teatro Politeama di Livorno, che fu voluto e eretto a proprie spese dall’Avvocato Vincenzo Mostardi Fioretti e progettato dall’ingegnere Cesare Sacuto.

Approdiamo quindi al 24 Dicembre 1878.

L’aria natalizia si fa sentire per le strade, mentre di fronte a noi si staglia l’enorme edificio del Politeama, che inaugura la sua attività con l’opera “Saffo” di Giovanni Pacini.

Teatro politeama di livorno
Interno del Teatro Politeama di Livorno

La struttura.

E’ un edificio enorme, imponente e possiamo notare fin da subito che è costruito in gran parte in ferro.

Se invece ci guardiamo intorno, possiamo capire dove ci troviamo. Dietro di noi si erge infatti la Chiesa degli Olandesi Alemanni, accanto si erge il Mercato Centrale e poco lontano c’è Piazza Cavour.

Ma adesso, cogliamo l’occasione dell’inaugurazione, per entrare dentro e vedere come era fatto al suo interno.
Non bisogna certo essere degli architetti per capire che la platea di questo edificio è davvero grande. E’ sicuramente più grande di quella del Goldoni, anche se più bassa. Il teatro infatti presenta solo tre ordini di gallerie che, in prossimità del placo, hanno ciascuna sette palchetti. Inoltre il soffitto può aprirsi per dare aria alla sala.

Il palco era talmente grande e ben attrezzato che si prestava a tantissimi tipi di spettacolo , infatti pare che qui potessero anche essere messi in scena spettacoli circensi.

L’attività del Politeama, tra teatro, varietà e cinema.

Con l’avvento della Settima Arte, al Politeama si avvicendavano spettacoli teatrali, di varietà e proiezioni cinematografiche.

Insieme al Teatro Goldoni è stato meta dei più celebri artisti teatrali italiani e internazionali, come ad esempio il grande regista e attore napoletano Eduardo de Filippo, che qui si esibì insieme ai suoi due fratelli, Peppino e Titina nel 1935.

L’articolo del Corriere del Tirreno di Lunedì 23 settembre 1935

“È annunziata prossima al Politeama una serie di rappresentazioni straordinarie de “I De Filippo” con la loro “Compagnie del Teatro Umoristico”.
I fratelli De Filippo sono tre: Eduardo, Peppino e Titina, tre attori che in breve sono ascesi alla notorietà più popolare, affrontando nuovi pubblici e critici esigenti e riportando, con un’arte semplice e realistica una collana di schietti autentici successi.
Per Livorno, i De Filippo sono nuovi, ma la risonanza dei loro trionfi metropolitani è giunta sino a noi. Dei primi due, lo schermo ci ha fornito qualche gustoso saggio della loro arte istintiva e personalissima, ed i frequentatori del cinema non hanno esitato a classificarli giustamente, come due comici di grande razza.”

Purtroppo, nonostante sia riuscito a sopravvivere ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, il teatro nel 1968 fu incredibilmente demolito per costruire, al suo posto, uno dei tantissimi anonimi palazzi polifunzionali della città.

Interno del Teatro Politeama di Livorno
Esterno del Teatro Politeama di Livorno

 

Altri Quattro piccoli gioielli livornesi.

Purtroppo il nostro tempo a disposizione sta per finire, quindi possiamo solo dar un’occhiata attraverso il finestrino della nostra immaginaria macchina del tempo ad altri tre edifici teatrali livornesi, molto popolari e frequentati durante il loro periodo di attività.

7. Teatro Gherardi del Testa

Il primo che vediamo è il popolarissimo Teatro del Giardinetto, così chiamato perché venne eretto al posto di un giardino dall’Accademia dei Nascenti. Dalla nostra macchina del tempo possiamo assistere alla sua inaugurazione, avvenuta nel 1818. Un teatro piccolo, con 3 ordini di palchetti, ma che ogni mese ospitava gli spettacoli dei soci dell’Accademia.

Nel 1852 verrà intitolato al famoso commediografo Tommaso Gherardi Del Testa, che ogni tanto avremmo potuto incontrare tra gli spettatori del teatro.

In Via Strozzi sopravvive un tratto di muro che potrebbe essere parte dell’edificio del Teatro.

I resti del Teatro Gherardi del Testa, a Livorno
I resti del Teatro Gherardi del Testa, a Livorno

 

8. Teatro degli Operosi

Una capatina veloce, e facciamo un salto temporale fino al 18 dicembre 1870, giorno della inaugurazione del piccolo Teatro degli Operosi (che prende il nome dall’omonima Accademia). In scena il dramma La signora dei Saint-Tropez. E se ci guardiamo un poco intorno, riconosciamo di essere in via del Governatore, a Montenero.

9. Arena Labronica

Anche durante il giorno esistono dei luoghi in cui si fa spettacolo.

Fermiamoci nel 1833 sotto le antiche mura di Livorno, tra il Bastione del Casone (attuale Piazza Cavour) e il Bastione San Cosimo (attuale Piazza della Repubblica).

Al centro, vicino al luogo in cui pochi anni prima c’era il Teatro San Cosimo, circondato dalle acque del Fosso Reale troviamo l’Arena Labronica. Un teatro all’aperto, con il palco dalla parte del fosso e la platea circondata da una scalinata a forma di anfiteatro. Ci sono anche due ordini di palchetti e una terrazza scoperta.

Il colpo d’occhio è bellissimo.

Un vero peccato che nel 1863 tutto il sistema di fortificazioni di Livorno sia stato smantellato e il fosso reale rettificato, non lasciando traccia di questo spazio teatrale.

 

10. Arena Alfieri

Prima di tornare ai giorni nostri, ci fermiamo lungo l’attuale Viale Carducci, più o meno all’altezza dell’attuale Via Curtatone Montanara.

Qui troviamo un’altro teatro all’aperto, che prima si chiamava Arena degli Acquedotti, mentre adesso è stata intitolata al poeta e drammaturgo Vittorio Alfieri.

Esterno dell'Arena Alfieri
Esterno dell’Arena Alfieri

 

 

Ritorniamo al futuro!

Ma non possiamo perdere tempo, la benzina della nostra macchina del tempo immaginaria sta per finire e non possiamo certo rischiare di rimanere intrappolati nel diciannovesimo secolo!
Allacciamoci le cinture e sullo schermo touch digitiamo 5 Giugno 2017 per sfrecciare via e tornare indietro nel futuro!

Un Passato Teatrale che mi manca.

E sì, anche se solo con l’immaginazione ho visto e vissuto tutti questi teatri storici livornesi, ora ne ho nostalgia.

Mi manca questo glorioso passato teatrale livornese e vorrei che la mia città fosse di nuovo una città culturalmente ricca e cosmopolita come lo era un tempo.

Ora che ho compiuto questo straordinario viaggio, vedo le vie della mia città con occhi differenti.
Mi affascina sapere che le strade che percorro tutti i giorni, un tempo siano state percorse anche da artisti e personalità importanti della cultura nazionale e internazionale.

Questa consapevolezza mi fa amare ancora di più la mia città e fa crescere ancora più forte in me il desiderio di farla tornare a splendere come un tempo.

E’ per questo che spero che il nostro sindaco, il nostro assessore alla Cultura e anche i tantissimi artisti labronici leggano l’articolo di questa livornese un po’ sognatrice e che possano, per un attimo, sognare assieme a me.

Spero che anche loro siano rimasti meravigliati da questo favoloso tuffo nel passato.

E soprattutto spero che queste mie parole possano servire per portare avanti una riflessione:

Livorno può essere grande. Può essere migliore di quanto lo sia adesso.

Basta volerlo.

Basta essere tutti uniti e remare tutti quanti verso un’unica direzione, guardando al futuro con coraggio e avendo fiducia nelle nostre capacità.

Uniti possiamo farcela.

Io ci credo. E tu?

Se la pensi come me, condividi questo articolo per favore!

 

 

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